Pari opportunità, piovono multe

Pari opportunità I sessisti maschilisti la oagheranno cara, parola di Mara Carfagna! Sebbene sia solo all'inizio del lungo e tortuoso processo di approvazione, il decreto legislativo promosso dal Ministro delle pari opportunità sembra intenzionato a rivoluzionare le regole del gioco in ambito lavorativo.

Le novità contenute nel testo di legge riguarderanno l’accesso al lavoro, la promozione e la formazione professionale, le condizioni di impiego comprese le pressioni esercitate attraverso le molestie sessuali e, soprattutto, severe sanzioni per i datori di lavoro che violano i divieti di discriminazione.

«Se prima il datore di lavoro che discrimina­va una donna nello stipendio, penalizzandola per la maternità o attraverso atteggiamenti molesti, al massimo prendeva una multa da 206 euro, ora rischia una ammenda fino a cinquantamila euro e, addirittura, un anno di carcere».

La sanzione pecuniaria per il datore di lavoro scorretto è dunque dilatata, con la previsione dell’arresto in alternativa all’ammenda (oggi fino a 3 mesi, in futuro fino a un anno) che continua ad essere lasciata alla discrezionalità del giudice: «Ammenda o arresto...», recita infatti il decreto legislativo riferendosi al datore di lavoro che non ottemperi alla sentenza che accerta le discriminazioni o al decreto che ordina la cessazione del comportamento illegittimo.

Per il ministro Mara Carfagna, «siamo passati, insomma, dall’enunciazione dei principi di uguaglianza, alla creazione di un vero apparato sanzionatorio. L’obbiettivo non è soltanto garantire pari opportunità tra i due sessi, ma, anche, consentire alle donne, che finora sono state penalizzate, uguali possibilità di progredire nella carriera». Oltre a rafforzare le tutele per la donna in stato di gravidanza, nonché quelle previste per il periodo di congedo per maternità e paternità anche adottive», il testo mette a fuoco le discriminazioni basate sulle molestie sessuali: ovvero «i trattamenti meno favorevoli subiti da una lavoratrice o da un lavoratore per il fatto di avere rifiutato i comportamenti costituenti molestia o molestia sessuale, o di esservisi sottomessi».

Fonte: Corriere della Sera

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