Tassa rifiuti, l'Iva è da buttare!

Iva spazzatura Dopo la Corte di Cassazione è la volta della Corte Costituzinale. La sentenza storica stabilisce che Tarsu e Tia sono ufficialmente da considerarsi dei tributi, e pertanto non sono soggetti a IVA. La giurisprudenza in materia è perfettamente in linea con l'orientamento comunitario, stabilendo che il corrispettivo che i cittadini devono pagare per la raccolta e smaltimento dei rifiuti, è una tassa e non una tariffa: la tariffa di igiene ambientale (TIA) mantiene infatti la natura pubblicistica propria della vecchia Tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani (TARSU).

15 milioni di famiglie dovranno ora fare ricorso per ottenere il rimborso del 10% dell'Iva non dovuta e versata negli ultimi dieci anni.

Sarà in media di circa 350 euro l'importo da rimborsare a famiglia per gli ultimi 10 anni. Un costo per lo stato di circa 5 miliardi e 250 milioni di euro complessivamente.

Per poter ottenere il rimborso però è necessaria la prova del pagamento negli ultimi dieci anni della Tarsu o della Tia sulla quale è stata calcolata la voce Iva al 10%. Inizialmente è sufficiente, anche con l’aiuto di un legale, diffidare l’amministrazione comunale a fare tale adempimento.

Controllo bollette
Nel caso sia stata applicata l'Iva (nella misura del 10%) sulle voci di raccolta e smaltimento rifiuti, si può dunque richiederne il rimborso immediato. Ad esempio, nel caso si paghi una tassa di 900 euro l'anno, il Comune sta illegittimamente sottraendo 90 euro di IVA, moltiplicati per 10 anni (il massimo che puoi richiedere), sono 900 euro buttati nell'immondizia.

Assistenza gratuita
Attraverso l'iscrizione al Codacons chiunque verrà rappresentato e difeso dai suoi avvocati, che redigeranno il ricorso e presenzieranno alle udienze, senza nessun costo per gli utenti. L'iscrizione dà diritto ad avere consulenze legali gratuite per due anni dalla data di iscrizione.

Testo della sentenza

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