Ticket sanitario: la tassa più odiata dagli italiani

Il neo ministro della Salute ieri ha assicurato che non ci sarà l'aumento per 2 miliardi dei ticket sanitari a partire dall’uno gennaio prossimo che comporterebbe un aggravio di spesa di 150 euro a persona. Ma pur scongiurando l’entrata in vigore del provvedimento resta il fatto che i ticket della sanità pubblica sono già alle stelle per le tasche del cittadino-contribuente che compartecipa alla spesa del Servizio sanitario nazionale. Tant’è vero che il ticket può considerarsi la tassa più odiata dagli italiani, peggio della vituperata Imu.

Per il 50% dei connazionali il ticket è solo una tassa iniqua, il 19,5% la ritiene inutile, mentre il 30% la considera necessaria per limitare l'acquisto di farmaci.

 Il 56% degli italiani considera poi troppo alto il ticket pagato su alcune prestazioni. Le lamentele riguardano soprattutto le visite ortopediche (per il 53%), l'ecografia all'addome (52%), le visite ginecologiche (49%), la colonscopia (45%). Inoltre la coperta si fa sempre più corta: il 41% dei cittadini ha chiara la percezione che la sanità pubblica copra solo ed esclusivamente l’essenziale, per il resto bisogna mettere le mani nel portafoglio. Il 45% degli italiani considera comunque la copertura sanitaria pubblica adeguata per quello di cui abbisogna, a fronte di un 14% per il quale la copertura statale è insufficiente per se stessi e la propria famiglia.

Come sottolinea la ricerca di Rbm Salute-Censis “Scenari evolutivi per il welfare integrativo” presentata oggi al Terzo Welfare Day, dal 2008 a aggi, negli anni della crisi, ben 12,2 milioni di italiani hanno aumentato il ricorso alla sanità privata per curarsi. E ciò è vero sia per le prestazioni e le visite a pagamento che per l'intramoenia. Le cause della fuga dalla sanità pubblica? Al primo posto, per il 61% degli italiani, c’è la lunghezza interminabile delle liste d'attesa, seguita dalla convinzione che pagando vieni trattato meglio (18%). Il ricorso al privato riguarda soprattutto l'odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%). In ogni caso il 69% di chi ha effettuato prestazioni sanitarie private ritiene di aver pagato troppo, mentre 73% considera alto il costo dell'intramoenia.

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