Prezzi: il ribasso c'è ma non si vede

prezzi ribasso Appena pubblicato il dato relativo ai prezzi alla produzione non manca di scatenare le ire di Adusbef e Federconsumatori che denunciano come sia "inspiegabile ed inaccettabile, che, nonostante il calo dei prezzi alla produzione industriale del -7,5% (luglio 2009 rispetto a luglio 2008), nonostante la diminuzione del costo del petrolio del -36%, che influisce sui costi di produzione, e nonostante il calo del grano del -37% rispetto allo scorso anno (solo per citare i principali e più incisivi esempi), i prezzi dei beni di largo consumo, quali pane, pasta e latte, rimangano a livelli elevati o addirittura, come nel caso della pasta (+7%), riprendano a registrare aumenti del tutto ingiustificati e fuori da ogni logica di mercato".

L'Istat ha reso noto infatti che, nel mese di luglio l’indice totale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali con base 2005=100 è diminuito dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente e del 7,5 per cento rispetto al mese di luglio 2008. Nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (periodo maggio-luglio) e quella dei tre mesi precedenti l’indice è diminuito dello 0,2 per cento.

Il nuovo calo che si aggiunge a quello di grano e benzina ha colpito nel vivo le associazioni dei consumatori che da anni si battono per far rispettare il diminuito potere di acquisto delle famiglie italiane che faticano “letteralmente” ad arrivare a fine mese.

“Non possiamo tollerare oltre speculazioni di questo genere. – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori ed Adusbef - Come non possiamo accettare che il Governo non si decida ad intervenire sulla situazione economica del Paese e sulla condizione delle famiglie, avviando innanzitutto un serio piano di controlli su prezzi e tariffe. Alla luce di questi dati e del forte crollo dei consumi, anche quelli agro-alimentari, è quindi indispensabile che, oltre ad intervenire per razionalizzare l’intera filiera per eliminare gli elementi speculativi presenti, il Governo, per avviare un rilancio dell’economia, si decida a varare delle manovre economiche a sostegno del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati, attraverso una detassazione di almeno 1200 euro annui”.

Decisivo anche l'intervento della Coldiretti che ha messo in evidenza come a fronte del crollo alla produzione si sia verificato secondo l'Istat un aumento tendenziale dell'1,2 per cento dei prezzi della frutta al consumo nel mese di luglio. Le poche decine di centesimi pagate agli agricoltori si trasformano in euro sui banchi di vendita per la presenza - sottolinea la Coldiretti - di pesanti distorsioni nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che danneggiano consumatori ed imprese agricole alle quali vengono riconosciuti compensi che non coprono i costi.
Sotto accusa per la Coldiretti ancora una volta la grande distribuzione organizzata, attraverso la quale transita la maggioranza della frutta italiana e che è stata oggetto anche di un intervento del Parlamento Europeo secondo il quale tra i fattori che influenzano il meccanismo di trasmissione dei prezzi e il divario dei prezzi alla produzione e al consumo , vi è anche "il comportamento commerciale degli operatori lungo la catena di approvvigionamento»". Una situazione che rende i prezzi al consumo per gli alimentari in media cinque volte piu' alti di quelli alla produzioni.

  • shares
  • Mail