Stress Economy? Forse...

stress

Venerdì scorso non mi sentivo affatto bene (vi risparmio i particolari), sono andato in farmacia ed il medico mi ha detto che poteva trattarsi di un'allergia, io pensavo fosse dovuto al caldo ma ora invece ho capito il vero motivo.

Sono allergico al lavoro!

Leggo ora su Miaeconomia che, negli Stati Uniti la mancata produttività costa 260 miliardi di dollari all’anno, pari al 2,6% del Pil.

In Italia, anche se non si arrivia a questi livelli, il fenomeno é altrettanto diffuso. L’Inail ha calcolato 40 miliardi di euro di costi tra malattie, infortuni e morti sul lavoro, una cifra che corrisponde al 3% del Pil. Per ogni euro di malattia versato dall’assicurazione, l’azienda ne perde 2, 5.

Lo scenario nel nostro Paese é pure migliorato (dieci anni fa i costi per assenteismo dal lavoro corrispondevano al 3,7% del prodotto interno lordo), stress o lazzaronite?

Secondo uno studio presentato al convegno Federdolore (esiste davvero una roba del genere? Sì purtroppo) la professione giornalistica é quella che espone di più al rischio di ammalarsi di cefalea cronica.

Scherzi a parte, perché non c'é nulla da scherzare, la psicopatologia del lavoro é una branca seria della medicina che studia le reazioni psico-patologiche dell'uomo sul lavoro; tradizionalmente legata agli interventi per fronteggiare e gestire lo stress.

Perché diamo questa notizia?

Perché il lavoratore assente per malattia o infortunio non sul lavoro ha diritto ad un trattamento economico per il periodo stabilito dalla legge e dai contratti collettivi. In alcuni casi l'indennità è dovuta dall'INPS e i contratti collettivi possono prevedere un obbligo di integrazione a carico del datore di lavoro; in altri casi l'INPS non è tenuto a corrispondere l'indennità e quindi l'onere ricade integralmente sul datore di lavoro se e in quanto sia previsto nei contratti collettivi.

Molto più difficile far ricadere la situazione di stress nella categoria "malattie da lavoro"?

Leggi questa circolare INAIL.

I disturbi psichici quindi possono essere considerati di origine professionale solo se sono causati, o concausati in modo prevalente, da specifiche e particolari condizioni dell’attività e della organizzazione del lavoro.

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