Il costo della deriva climatica

Cambiamento climatico Danneggia l’ambiente e l’economia stessa. L’inquinamento fuori controllo, di cui si parla sempre di più in occasione dell’imminente vertice di Copenhagen, è alla base di costi assicurativi e assistenziali ingenti.
Stando ad un recente Rapporto del Wwf realizzato insieme alla società assicurativa Allianz infatti una volta superate le "soglie climatiche limite" a rischio centinaia di milioni di persone e costi per la comunità mondiale per centinaia di miliardi di euro.

Quanto vale la salute ambientale?
Stando al parere degli organizzatori si avvicinano le soglie critiche della deriva ambientale. Le temperature globali sarebbero infatti già cresciute di almeno 0,7 gradi centigradi, ed è probabile un riscaldamento di 2-3 gradi nella seconda metà del secolo. Quanto costa in termini monetari l’atteso innalzamento del livello del mare fino a mezzo metro entro il 2050? 25 miliardi di dollari se si considera il valore assicurativo dei 136 porti delle grandi metropoli del mondo.

Nella costa orientale degli Stati Uniti, il report stima che, con un incremento possibile del livello del mare di 0,65 metri, il rischio assicurativo passerebbe da 1.350 a circa 7.400 miliardi di dollari.
Per non parlare del pericolo siccità in California; qui solo i danni causati dagli incendi potrebbero portare a sostenere costi pari a 2,5 miliardi di dollari all’anno già entro il 2050. Questo solo per dare alcuni esempi.

Se aumenta la temperatura diminuisce il Pil
Trascurare il clima potrebbe costare molto caro ai paesi dell’Unione Europea. Se la corsa al riscaldamento del clima non si dovesse fermare e nel 2080 ci sarà lo stesso clima di oggi, il prodotto interno lordo (Pil) della Ue subirebbe riduzioni annue tra i 20 e i 65 miliardi di euro, a seconda che l'aumento della temperatura oscilli tra i 2,5 e i 5,4 gradi.

E' questa la stima contenuta in uno studio della Ue (progetto Peseta del Centro comune di ricerca) sull'impatto economico del cambiamento climatico su quattro aspetti particolarmente sensibili al riscaldamento: l'agricoltura, le inondazioni dei fiumi, le coste e il turismo.

Oltre al danno generale all'economia europea, la ricerca stima anche che un aumento della temperatura di 2,5 gradi potrebbe ridurre il welfare dello 0,2%, mentre un aumento di 5,4 gradi potrebbe dimezzare la sua crescita annua. Il costo totale potrebbe però essere molto superiore considerando anche biodiversità o disastri naturali. Queste le stime sull'impatto economico per settore in tutta l'Ue nell'ipotesi peggiore (aumento di 5,4 gradi con un elevato innalzamento del livello del mare):

- SISTEMI COSTIERI: le inondazioni del mare e i costi di migrazione ridurrebbero il welfare annuo dello 0,46% e colpirebbero da 775.000 a 5,5 milioni di persone in piu' ogni anno rispetto ai dati odierni;
- AGRICOLTURA: le perdite di produzione dovute ad una riduzione annua del 10% della resa delle colture sarebbero pari a 0,32% ;
- INONDAZIONI FIUMI: colpirebbero altre 250.000 - 400.000 persone ogni anno e ridurrebbero il welfare annuo dello 0,24%, principalmente a causa dei danni agli edifici, con un costo annuo tra i 7,7 e i 15 miliardi di euro.
- TURISMO: sarebbe l'unico settore con un risultato praticamente neutro a livello UE aggregato (0,04%). Grosse pero' le differenze regionali. Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e Bulgaria (Europa meridionale) presentano le perdite di welfare piu' elevate, tra lo 0,3% e l'1,6% l'anno. L'impatto dei cambiamenti climatici e' negativo in tutti i settori.

L'agricoltura subirebbe i danni maggiori, con una perdita fino al 25% della produzione, e le entrate provenienti dal turismo potrebbero diminuire fino a 5 mld di euro l'anno. Anche l'Europa centrale verrebbe colpita negativamente, ma in misura minore. Germania, Belgio, Olanda e Polonia subirebbero perdite di welfare annue tra lo 0,3% e lo 0,7%. L'impatto negativo principale sarebbe causato dai danni ai sistemi costieri e fino a 2,4 milioni di persone in piu' rispetto ad oggi verrebbero colpite da inondazioni del mare. Le inondazioni dei fiumi potrebbero costare fino a 5 mld di euro in piu' l' anno. Tuttavia, l'impatto previsto sul turismo e' positivo (fino a 4 mld di euro di entrate supplementari). Le perdite di welfare in Francia, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania (Europa centrale meridionale) sarebbero tra lo 0,1% e lo 0,6%. Il turismo, tuttavia, trarrebbe vantaggio, con entrate supplementari fino a 10 mld di euro per lo scenario piu' caldo. In Irlanda e nel Regno Unito la perdita di welfare e' simile all'Europa centrale ma con entrate supplementari nel turismo fino a 4,5 miliardi di euro. Danimarca, Svezia, Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania (Europa settentrionale) sarebbero l'unica regione dell'Ue a registrare guadagni in termini di welfare in tutti gli scenari, tra lo 0,5% e lo 0,7% l'anno.

Leggi il rapporto PESETA per intero
Fonte: ANSA

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