La lotta all'evasione non accetta l'azzardo

Scontrino fiscaleLo scontrino gratta e vinci rimane fuori dalla finanziaria: è inammissibile... ma in che senso?

È stato bocciato, ma è un bene o male? La risposta è meno scontata di quanto sembri, perché non si sta parlando di un alunno indisciplinato, ma di un progetto per combattere l'evasione fiscale che è stato giudicato inadatto all'ingresso nella finanziaria 2010: lo scontrino gratta e vinci.

A metà novembre, novità assoluta, sono state avanzate le prime proposte sul tema. Dai banchi della maggioranza è spuntata l'idea di collegare al raggiungimento di un determinato livello di spesa il rilascio di uno scontrino speciale. Il nuovo tipo di ricevuta, nelle intenzioni, avrebbe dovuto consentire di partecipare all'estrazione di un premio messo in palio dallo Stato. Questa la logica della proposta: invogliati dal goloso malloppo, tutti i clienti dei pubblici esercizi pretenderanno di avere la ricevuta con maggiore convinzione di quanto facciano oggi.

Se ne è discusso, anche se non troppo, nelle aule parlamentari e nel Paese. Alla fine, lo scontrino gratta e vinci ha preso corpo nell'emendamento alla legge finanziara proposto dal deputato del pdl Giorgio Jannone. Il politico, rifacendosi al successo riportato da questo meccanismo in Cina, ha pensato di riproporlo anche per i negozi dello Stivale.

Numerose le obiezioni avanzate dai contrari. Il docente di Scienza delle Finanze presso l'Università della Tuscia, Mauro Marè, in un'intervista a ilvelino.it, ha per esempio sottolineato come le differenze tra la struttura della rete commerciale italiana e cinese potessero influenzare la riuscita del progetto. Inoltre, con lo scontrino gratta e vinci – sottolinea lo studioso – si combatte solo una parte dell'evasione, mentre non si tocca quella del mondo che, invece che alla ricevuta, gira intorno alla fattura.

L'etica in "gioco"
Senza considerare, poi, la fitta selva delle opinioni contrarie dal punto di vista etico: lo Stato che lucra sul malcostume dei suoi cittadini e che è costretto al gioco d'azzardo per imporre un dovere.
Guardando alle statistiche, che ogni anno vedono l'Italia al vertice europeo per i dati relativi all'evasione fiscale (vizietto che costa all'erario, di stagione in stagione, un multiplo di una manovra finanziaria), c'è di che farsi venire le vertigini di fronte al giudizio di inammissibilità con cui è stato bollato l'abortito concorso a premi. Senza badare ai tecnicismi, può l'Italia, così poco etica da essere campionessa degli evasori, farsi venire scrupoli di fronte a un provvedimento per combattere il malcostume fiscale? Ma, d'altro canto, che Paese è quello che affida alla "voglia di fortuna" il buon andamento dei suoi conti? Qualcuno si chiedeva un tempo se fossimo uomini o caporali, oggi... è forse il caso di domandarsi se si è evasori o giocatori.

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