La pensione? Anche se più magra… conviene!

È vero, in futuro la pensione pubblica diventerà sempre più bassa, rendendo necessario in alcuni casi il ricorso a forme di previdenza complentare, ma, sotto il profilo finanziario, continuerà a rimanere un’operazione conveniente. A fare i calcoli per scoprire pregi e difetti delle pensioni di domani per conto di Corriereconomia è stata Progetica, società indipendente di consulenza specializzata nell’educazione e nella pianificazione finanziaria personale.

Come un euro diventa 4,7
In base ai dati presentati nell’indagine, ipotizzando una durata della vita pari a quella media, ogni euro di contribuzione versato all’Inps ne rende da 1,2 a 4,7 in forma di pensione. Detta in termini finanziari, parlandone in qualità di investimento, l’Inps assicura una performance reale, quindi al netto dell’inflazione, che varia dal 25 al 349%.

I dipendenti sono i più fortunati

A godere dei rendimenti più elevati, ovviamente, sono le categorie per le quali una parte rilevante della contribuzione è a carico dei datori di lavoro. I contributi previdenziali dei dipendenti, infatti, sono versati solo per il 9% dai lavoratori, mentre il 24% resta a carico dell’impresa. Gli stessi rendimenti spettano, con qualche sorpresa, anche ai lavoratori a tempo determinato. Va detto, però, che nel loro caso è difficile riscontrare nella realtà una situazione come quella ipotizzata nello studio: la continuità nel versamento dei contributi. Prospettive peggiori, ma pur sempre positive in termini finanziari, si presentano innanzi ad artigiani, commercianti e partite Iva, categorie che devono sostenere da se stesse il versamento dei contributi previdenziali. Qualsiasi sia la categoria presa in considerazione, poi, l’indagine ha rilevato come le pensioni offrano rendimenti finanziari migliori alle donne rispetto agli uomini: vivendo, in media, più a lungo del cosiddetto “sesso forte”, ottengono la pensione per più tempo, incassando somme più elevate in termini assoluti.

Il dipendente tipo
Nel dettaglio, un lavoratore dipendente con 40 anni di contribuzione senza interruzioni versa nelle case dell’Inps 370 mila euro, ma ne otterrà 550mila, nel caso la durata della sua vita sia conforme alle speranze di vita media. Considerando che, nel suo caso, la maggior parte dell’aliquota contributiva è a carico del datore di lavoro, la performance finanziaria offerta dalla pensione Inps arriva addirittura a toccare la quota stratosferica del 370% (un rendimento che scende al pur sempre apprezzabile 36% se si comprende nel calcolo anche la quota di versamenti che spetta al datore di lavoro).

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