Flessibili e felici

Basta con i rigidi contratti di un tempo: la flessibilità sul lavoro, quando è effettiva libertà di organizzare autonomamente il proprio impegno organizzando orari e carichi di lavoro, porta grandi benefici psico-fisici alle persone. La certificazione della bontà dei lavori flessibili arriva da uma ricerca ad hoc condotta dalla Cochrane Library.

L'avanzata della flessibilità
Non è dunque un caso che in tutta Europa cresca la tendenza a rendere più flessibili orari e modalità di lavoro. Nei Paesi scandinavi non è infrequente trovare lavoratori che fruiscono di orari elastivi, mentre anche in Inghilterra, dall'anno scorso, chi ha figli può ricorrere a regolamentazioni del lavoro più elastiche. Partendo dal presupposto che tale tipo di politiche porti a benefici sociali, i ricercatori della Cochrane Library hanno voluto verificare il loro impatto sullo stato di salute dei lavoratori.

Gli effetti benefici dell'autonomia

Nello svolgimento dell'indagine, i ricercatori hanno analizzato i dati risultanti da una serie di dieci studi clinici condotti su oltre 16000 lavoratori. Sotto la lente sono finite diverse forme di lavoro flessibile, ma qualunque fosse la professione presa in considerazione, il risultato è stato sempre lo stesso: la possibilità di auto-programmarsi gli orari di lavoro ha un impatto positivo su numerosi aspetti tangibili della condizione fisica di una persona, come la pressione sanguigna, il sonno e la salute mentale.

Poliziotti e benessere psicologico

Tra i vari casi studiati, spicca quello degli agenti di polizia: i tutori dell'ordine che possono modificare l'orario di inizio del turno godono di un maggior livello di benessere psicologico rispetto ai colleghi condannati a mettere ordine tra le scartoffie in ufficio, e quindi legati a un orario preciso. L'autrice dello studio, Clare Bambra, a conclusione dell'esame dei dati, chiosa: "Flessibilità e programmazione personalizzata sembrano migliorare la salute e il benessere: lavoratori che possono gestire i propri impegni in maniera più autonoma ricavano un benefico per la propria salute rispetto a quelli che devono sottostare a vincoli rigidi".

Bersaglio sbagliato?

Prendendo nota dei risultati dello studio, sembra opportuno suggerire il tema della prossima ricerca: le reali infelicità che distinguono la precarietà dalla flessibilità. Siamo sicuri che i precariamente flessibili darebbero risposte ben diverse da quelle raccolte in un'indagine, quella presentata, votata alla scoperta dell'acqua della calda.

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