San Benedetto “green”? Mancano le prove e arriva la multa

La sensibilità ambientale sta diventando di moda; così, anche tra le grandi aziende, c’è chi spinge sullo spirito “verde” per fare affari, magari, a volte, esagerando a sproposito. Capita, dunque, che l’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato debba sfoderare i muscoli e impartire una lezione a chi “predica bene e razzola male” giocando con la buona fede dei consumatori. Uno degli ultimi casi riguarda il colosso delle acque minerali, la San Benedetto.

Pubblicità ingannevole? 70mila euro di multa

L’azienda veneta è stata ritenuta colpevole dall’antitrust di pratiche commerciali scorrette e condannata a pagare una multa di 70mila euro (ammenda contro cui la San Benedetto ha fatto ricorso al Tar, che sta lavorando al caso). L’accusa dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato verte intorno alle pubblicità, diffuse dalla primavera 2009 all’ottobre scorso, sulle nuove bottiglie eco-friendly. Negli spot, le bottiglie erano descritte con lo slogan “– plastica + natura”, ma, come ha rimarcato la sentenza, l’azienda non è stata in grado di fornire alcuna prova né sulla riduzione del peso del bottiglie (che avrebbero dovuto contenere, invece, il 30% di plastica in meno), né sul risparmio energetico che deriverebbe dalla produzione dei nuovi contenitori (“una quantità di energia equivalente all’anidride carbonica fissata da 16000 ettari di nuovo bosco impiantato”).

Allarme generale
Il caso della San Benedetto, per altro ancora in discussione al Tar, è, secondo l’antitrust, solo un campanello di allarme riguardo un malcostume diffuso nel nostro Paese. Nel testo della valutazione conclusiva dell’Autorità garante sulla vicenda, infatti, si legge: “L’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori ha indotto i professionisti a conferire sempre maggior risalto, nella pianificazione delle proprie campagne pubblicitarie, alle caratteristiche di compatibilità ambientale dei prodotti o servizi offerti. I cosiddetti claim ambientali [...] sono, quindi, diventati un potente strumento di marketing in grado di incidere significativamente sulle scelte di acquisto dei consumatori [...] costituisce onere informativo minimo imprescindibile a carico dei professionisti che intendono utilizzare tali vanti nelle proprie politiche di marketing quello di presentarli in modo chiaro, veritiero, accurato, non ambiguo né ingannevole” (Bollettino 52 dell’Agcm, 18 gennaio 2010).

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