Avviso ai naviganti: siete liberi di scegliere!

Chi ha acquistato nei giorni scorsi un pc ne ha già fatto esperienza, chi ha in programma di farlo in futuro deve preparasi a una sorpresa: dal primo giorno di marzo sui pc con sistema operativo windows non è più preinstallato Explorer, il browser di casa Microsoft. Per gli utenti è il momento delle scelte!

Il ballot screen
Dopo avere sistemato il nuovo computer sulla scrivania, collegato tutte le periferiche e schiacciato il tasto di accensione, gli utenti si trovano di fronte a una schermata di scelta in cui (indipendentemente che si lavori sul sistema operativo Windows Xp, Windows Vista o Windows 7) vengono proposti alcuni dei browser attualmente sul mercato. L’utente potrà scegliere tra 11 browser, divisi in due schermate. Nella prima, si trovano i cinque più diffusi software per la navigazione (Internet Explorer, Firefox di Mozilla, Chrome di Google, Opera, Safari di Apple), nella seconda quelli che, attualmente, sul mercato occupano una posizione di secondo piano.

Una storia che parte da lontano
Al ballot screen, questo il nome che si è dato alla schermata di scelta, si è arrivati dopo lunghi anni di battaglie legali tra l’Unione Europea e l’azienda di Bill Gates. Dopo multe, ricorsi e contro ricorsi, finalmente, allo scopo di riequilibrare il mercato dei browser schiacciato dal monopolio di Explorer (che fino a pochi giorni fa era preinstallato su tutti i computer dotati di sistema operativo windows), si è raggiunto questo accordo. Sarà una misura efficace?

Previsioni
Secondo i dati di Market Share, fornire agli utenti la possibilità di scegliere il browser porterà a un’erosione delle quote di mercato attualmente detenute da Explorer. Appare difficile, però, che si stravolgano i rapporti di forza: Explorer, infatti, è il browser più utilizzato del pianeta (62,12% dei navigatori); alle sue spalle, in costante crescita, si distingue Firefox, browser open-source di Mozzilla, con il 24,43% delle utenze. Assai più lontani, invece, risultano il neonato Chrome, lanciato da Google, (5,22%), Safari di Apple (4,53%) e Opera (2,38%), concepito nei rigidi climi norvegesi.

Le proteste
Il passo avanti verso la libertà di mercato, però, non sembra abbastanza audace alle piccole case produttrici che sviluppano browser alternativi (tra cui si possono citare Green Browser, Maxthon, K-Meleon, Flock, Avant Browser, Sleipnir e Slim Browser). Queste non si accontentano della seconda fascia nella finestra di scelta in cui le relega il ballot screen: così, sta nascendo una nuova petizione alla Commissione Europea, per chiedere un cambiamento dell’indirizzo assunto. Affermano i piccoli sviluppatori: "Stiamo solo chiedendo una semplice aggiunta di testo o un elemento grafico che indichi all'utente medio che ci sono altre scelte spostandosi verso la parte destra della schermata. L'apparenza finale della schermata non permette alla vasta maggioranza degli utenti di sapere che ci sono più di cinque browser tra cui scegliere".

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