Se il cervello va in pensione

Recentemente, complici la crisi greca e le dichiarazioni di alcuni leader politici, si è molto discusso dell'età pensionabile: deve essere innalzata o meglio rivederla verso il basso? Il sistema pensionistico è economicamente sostenibile così com'è attualmente o deve essere messo al passo con i tempi? Nell'attesa che la politica faccia il proprio corso e compia le scelte che le spettano, si sono occupati della questione - ma da un punto di vista differente - anche alcuni accademici, scoprendo che andare in pensione potrebbe avere effetti negativi abilità cognitive degli individui.

Uno studio sulla pensione
Susan Rohwedder della Rand e Robert Willis dell'Università del Michigan hanno pubblicato sul Journal of Economic Literature una ricerca sulle ripercussioni che il pensionamento ha sul cervello. L'indagine è stata condotta sulla base dell'analisi di dati statistici e dei risultati di test psicologici effettuati su individui con più di 60 anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri 11 paesi europei.

Più alta è l'età pensionabile, più attivo è il cervello
Le conclusioni, in un certo senso, sono state sorprendenti, dimostrando che la pensione non è così desiderabile come si potrebbe credere: i test cognitivi hanno dato esiti migliori nei Paesi in cui l'età pensionabile è più alta. Mentre non è stata dimostrata scientificamente l'utilità della pratica quotidiana di esercizi mentali come sudoku, puzzle, videogiochi ai fini del mantenimento delle capacità cognitiva, i risultati della ricerca hanno evidenziato come il lavoro sia un'arma quasi infallibile per conservare un cervello giovane.

Dove peccano i pensionati "precoci"
Particolarmente brillanti, infatti, sono risultati gli ultrasessantenni dei Paesi in cui l'età di pensionamento è più alta. Negli Stati Uniti, in Danimarca, in Svezia o Svizzera le performance cognitive di chi ha più di 60 anni si sono mantenute su standard il doppio più elevati rispetto a quelli registrati in nazioni, come Francia, Austria, Belgio e Olanda, dove si va in pensione prima. Spagna e Italia, dal canto loro, stazionano a metà classifica.

Il meccanismo della ricerca
Nello studio portato avanti da Rohwedder e Willis non solo sono stati confrontati Paesi con diverse età di pensionamento, ma sono stati sottoposti a raffronto anche i risultati ottenuti nei test cognitivi da persone già in pensione e da individui ancora al lavoro provenienti dallo stesso Paese. In quest'ultimo caso, si è scoperto che i pensionati (o meglio: coloro che hanno smesso di lavorare in cambio di una retribuzione) hanno raggiunto risultati che si collocano il 20% al di sotto di quelli corrispondenti ai loro coetanei che ancora lavorano.

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