Fare i conti con la previdenza complementare

Nel 2009 la previdenza complementare in Italia è cresciuta, ma in misura inferiore rispetto a quanto aveva fatto nel corso dell’anno precedente. A rivelarlo sono i numeri raccolti da uno studio del Centre for applied research in finance (Carefin Bocconi), che ha scandagliato nei minimi dettagli il settore delle forme pensionistiche private.

Qualche cifra

Interpellando e intervistando operatori del settore, autorità di vigilanza e il legislatore, i ricercatori hanno appurato che, a tutto dicembre 2009, erano più di 5 milioni gli italiani iscritti a forme pensionistiche complementari. Dietro ai numeri assoluti si nasconde una crescita su base annua delle pensioni complementari pari al 4,7%, un tasso di sviluppo inferiore a quello registrato nel 2008. Guardando ad altri aspetti, si sottolinea come il rendimento medio aggregato delle forme pensionistiche complementari nel 2009 è stato dell’8,5% per i fondi negoziali e dell’11% per i fondi aperti, mentre i piani individuali hanno raggiunto un rendimento del 16,5%.

Le ombre del sistema

La ricerca si è dedicata anche all’analisi dei passaggi critici del sistema pensionistico complementare in Italia. Tra le principali problematiche, il Carefin ha segnalato: la scarsa attenzione alla fase di erogazione delle rendite, l’asimmetria tra i lavoratori privati e quelli pubblici (di fatto esclusi dai fondi pensione collettivi) e il rischio che a fare ricorso alle pensioni private siano soprattutto i lavoratori più ricchi e più tutelati. Riguardo al primo punto, al Carefin ritengono opportuno che si inizi a “spostare l’attenzione dalla fase di accumulo delle risorse a quella di erogazione delle rendite, ad esempio introducendo maggiori vantaggi fiscali per chi sceglie di percepire una rendita rispetto a chi opta per la liquidazione dell’intero capitale”.

Meglio migliorare l'informazione

Inoltre, si ritiene fondamentale anche un impegno puntuale nell’allargamento dell’educazione previdenziale. Nello specifico, sarebbe opportuno diffondere la conoscenza delle regole introdotte nel 2010 per il calcolo della pensione pubblica, tramite cui si perverrà a una drastica riduzione del tasso di sostituzione (il rapporto tra la pensione e l’ultima retribuzione percepita dal lavoratore). La scarsa familiarità che i lavoratori hanno con lo strumento del fondo pensione, infatti, potrebbe essere alla base di uno squilibrio quasi paradossale nella diffusione di quest’ultimo. A tale proposito, va ricordato che la Covip (che si occupa della vigilanza sui fondi pensione) ha registrato una maggiore adesione a forme di previdenza complementare tra quanti, godendo di stipendi più alti e quindi in futuro di pensioni pubbliche più elevate, avrebbero meno bisogno di farvi ricorso. Sembra utile, dunque, rendere coscienti i lavoratori dell’esiguità delle pensioni pubbliche future e dell’utilità di avvicinarsi, anche se precari e a reddito medio-basso, allo strumento dei fondi pensione.

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