Detraibilità dell'imposta di bollo

Le spese per l'imposta di bollo applicata a una fattura (o a una ricevuta) possono essere portate in detrazione da chi riceve quest'ultima? Solo se è stato lui a effettuare l'effettivo pagamento al posto del professionista. Questo è quanto ha stabilito l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 444/E.

Per fare il punto
Nella sua comunicazione, l'Agenzia delle Entrate chiarisce che l'imposta di bollo è dovuta per le "fatture, note, conti e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti, anche non sottoscritti, ma spediti o consegnati pure tramite terzi; ricevute e quietanze rilasciate dal creditore o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di un obbligazione pecuniaria" (articolo 13, n. 1, della tariffa A, Dpr 642/1972); non va corrisposta invece per le somme inferiori a euro 77,47. Qualora l'importo del bollo non sia stato versato dal professionista (per inadempienza o per esplicito accordo), sarà il cliente a doverlo corrispondere e, in quel caso, a quest'ultimo spetterà il diritto di portare in detrazione le spese.

Sanzioni e dovere
Particolarmente importante è notare come, secondo i dettami del Fisco, il cliente sia tenuto al pagamento dell'imposta entro quindici giorni dalla data del ricevimento della fattura (presentandola al locale ufficio delle Entrate), qualora questa venga consegnata non in regola con il bollo. In questo modo, il cliente si terrà lontano dall'addebito di qualsiasi responsabilità, mentre il professionista che ha emesso l'atto irregolare sarà passibile di sanzione.

Quindi...
Dunque, sarà possibile detrarre l'imposta di bollo dovuta su fatture e ricevute fiscali esclusivamente quando corrisposta personalmente per sanare le negligenze del professionista o nel caso in cui le parti concordino che il pagamento ricade sul cliente. Questi due casi, configurando l'imposta di bollo come un costo accessorio alla prestazione specialistica, fanno sì che la spesa diventi un onere detraibile.

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