Credito al consumo: momento di pausa

Il momento è cruciale e secondo le associazioni di consumatori le strade che si sta tentando di percorrere per uscire dal vicolo cieco delle difficoltà economiche non sono quelle corrette. Dopo un anno difficile per l'economia mondiale, Federconsumatori e Adusbef danno un'interpretazione negativa ai dati sul credito al consumo comunicati da Assofin, Crif e Prometeia.

La ricerca dell'Osservatorio
La crisi planetaria e il trend negativo manifestato dal mercato del lavoro nel nostro Paese hanno avuto pesanti ripercussioni anche sul mercato del credito. Secondo quanto riscontrato da Assofin, Crif e Prometeia relativamente al settore, infatti, nel corso del 2009 le famiglie hanno incontrato maggiori difficoltà nel mantenere l'equilibrio economico-finanziario. Guardando alla dura realtà dei numeri, per esempio, è possibile notare come il tasso di default (indice di rischio di tipo dinamico che misura le nuove sofferenze e i ritardi di 6 o più rate) per il credito al consumo mostri un trend di crescita - essendo salito costantemente per tutto l'anno per attestarsi al 3,2%, livello conservato nel primo trimestre del 2010. Entrando nel campo delle previsioni, poi, è possibile aspettarsi che nel 2010 l'evoluzione del mercato del credito sarà modesta, aggirandosi attorno al 3%.

I consumatori temono
I dati sono sembrati particolarmente negativi a Federconsumatori e Adusbef. Le due associazioni come causa principale della riduzione del credito al consumo additano la riduzione dei redditi motivata dalla crisi economica. Il dato, perciò, sarebbe preoccupante perché secondo questa interpretazione sarebbe lo stato di nuova povertà a provocare la riduzione del consumo e la conseguente contrazione del credito al consumo. Per voce dei loro presidenti, Rosario Trefiletti ed Elio Lanutti, le due associazioni dichiarano: "Se nei precedenti momenti di crisi, infatti, le famiglie si indebitavano, conservando, comunque, la speranza di riuscire a pagare i propri debiti, oggi il segnale ancora più grave, attestato da questi dati, proviene proprio dal fatto che sta scemando anche la speranza stessa di riuscire a saldare i debiti".

Quali soluzioni?
A complicare la situazione, nell'opinione di Adusbef e Federconsumatori, concorrerà la manovra finanziaria in via di definizione in questi giorni, che secondo le stime delle due associazioni avrà una ricaduta su potere d'acquisto delle famiglie a reddito fisso stimabile in un ammontare pari a 533 euro l'anno. A loro parere, piuttosto: "L'unica via d'uscita per invertire tale tendenza e imprimere una svolta decisiva per la nostra economia, oltre al necessario risanamento, consiste in un rilancio della domanda di mercato e un sostegno agli investimenti nei settori chiave della nostra industria. Ovviamente, tali operazioni non dovranno pesare sulle spalle dei cittadini, come invece fanno le misure previste dall'attuale manovra, ma dovranno ristabilire equità, attingendo risorse dalle tasche di banchieri, assicuratori ed evasori fiscali, nonché aumentando la tassazione sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie".

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