Stipendi al palo

L’Ocse ha pubblicato il rapporto sullo stato del mercato del lavoro (Employment Outlook). La notizia, che in sé non contiene nulla di preoccupante, getterà invece nello sconforto i lavoratori italiani, che sfogliando le pagine del documento avranno l’occasione di confrontarsi con un’impietosa fotografia del proprio stato lavorativo. Secondo i dati raccolti, infatti, i salari italiani sono fermi al palo da dieci anni, risultando inferiori alla media registrata negli altri Paesi Ocse.

I numeri
Più di ogni commento, sono i numeri a rendere onore alla congiuntura che il nostro Paese sta attraversando. Nel 2008 (anno cui fa riferimento l’indagine), il salario medio italiano è stato di 30.794 dollari. Nei Paesi appartenenti all’Ocse – nello stesso periodo – il salario medio si è attestato intorno a un valore di 41000 dollari. A preoccupare, tuttavia, non è solo il fatto che gli italiani guadagnino meno di quanto facciano gli abitanti di altri Paesi sviluppati, ma che nel corso del tempo gli stipendi tricolore siano rimasti sostanzialmente immutati. Dieci anni fa, infatti, il salario medio italiano era pari a 30.381 dollari, poche centinaia di dollari in meno di quello odierno.

Le reazioni
I dati hanno suscitato più di qualche inquietudine nelle forze sindacali del Belpaese. La Uil, per esempio, ritiene che le statistiche riguardanti i salari siano particolarmente preoccupanti se considerate unitamente al crollo dei consumi.
Analizzando i numeri, poi, è la stessa Ocse a lanciare un allarme relativamente al nostro Paese: a destare particolare preoccupazione sarebbe la posizione dei lavoratori precari. Nonostante l’istituto della cassa integrazione sia riuscito ad arginare l’emergenza disoccupazione, infatti, circa un giovane su quattro nel nostro Paese è senza lavoro, mentre uno su due ha un contratto di lavoro precario.

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