Certificazione energetica: un passo fondamentale

Una semplice lettera può fare grande differenza in certe occasioni. Quando si tratta di comprare un appartamento, per esempio, il fatto che questo appartenga alla classe energetica B o a quella G non è una questione di dettaglio. In termini di costi di gestione, infatti, la distanza che passa tra un appartamento di 120 mq di bassa qualità energetica (classe G) e uno di buona qualità (classe B) è molto rilevante e può toccare anche i 2000 euro annui.

Il certificato verde, non un dettaglio
Se si reputa importante non sprecare risorse economiche e salvaguardare l’ambiente, è opportuno accertarsi della certificazione ambientale degli edifici. Gli edifici che ottengono il certificato “verde”, infatti, si rivelano più efficienti dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

L’effettiva importanza di quanto attestato dalla certificazione energetica si comprende se si considera che, a livello aggregato, l’energia consumata nell’edilizia residenziale per riscaldare gli ambienti e per l’acqua calda rappresenta circa il 30% dei consumi energetici nazionali, e nonché circa il 25% delle emissioni totali nazionali di anidride carbonica.

L’energy manager, la nuova figura che manca nel privato
Nell’ottica di una più oculata gestione delle risorse, dunque, diventa assume sempre maggiore importanza la figura di una professionalità che si occupi di razionalizzare il consumo di energia: l’energy manager.

Nel mondo delle imprese, per precise indicazioni di legge, questo professionista si sta facendo strada, mentre nel settore privato accusa ancora qualche ritardo. In linea generale, infatti, l’edilizia degli ultimi 20 anni nel nostro Paese si è sviluppata senza troppa attenzione agli standard energetici e l’inversione di rotta che adesso si cerca di imprimere pare ancora troppo debole. Nonostante nel 1991 sia stata promulagata una legge in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, nel corso degli anni la normativa è stata completamente disattesa. Adesso, dietro l’impulso dell’Unione Europea, si stanno facendo passi avanti: quest’anno, per esempio, è entrato in vigore l’obbligo di certificazione energetica su tutti i nuovi edifici.

Incentivi studiati male?
La scarsa fortuna delle politiche volte al rafforzamento del risparmio energetico, secondo alcuni, dipende anche dalla non efficace formulazione che – nel corso degli anni – hanno assunto gli incentivi statali.

Questa, almeno, è l’opinione di Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente, che ad AdnKronos ha dichiarato: “Esistono solo incentivi individuali, nel senso che ognuno sceglie per sé. Quando invece servirebbe una ristrutturazione complessiva per avere dei risultati incisivi”. Per Dario di Santo, direttore di Fire, invece il problema non è esattamente quello individuato dall’associazione ambientalista: “Le detrazioni fiscali si possono utilizzare sia a livello condominiale che di singolo. E’ chiaro però che alcuni interventi potrebbero essere agevolati se ci fossero alcune regole. Ad esempio, se potessi utilizzare l’energia elettrica prodotta da impianti a fonti rinnovabili direttamente negli appartamenti invece che solo per utenze condominiali, come ascensore o luce, otterrei un deciso miglioramento delle prestazioni economiche dell’investimento”.

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