Caro pausa-pranzo: torna il pranzo al sacco


Cosa prevede la dieta a pranzo? Lunedì, panino; martedì, panino; mercoledì, panino... e così via. In tempi di crisi, anche la sana alimentazione e la linea degli italiani sono messi a rischio. A quanto pare, così denuncia Federconsumatori, i lavoratori del Belpaese non possono più concedersi una pausa pranzo come si deve: in meno di dieci anni i prezzi sono più che raddoppiati e – a fronte dello stagnare degli stipendi – l’unica via rimasta è il pranzo al sacco.

La denuncia dei consumatori
I calcoli effettuati dall’Osservatorio nazionale di Federconsumatori – prendendo in considerazione i prezzi praticati in bar e punti di ristoro self-service – parlano chiaro: rispetto al 2009, il costo della pausa pranzo sarebbe cresciuto dell’8%; se si prende come parametro il 2001, poi, il confronto è ancor più impietoso, con rialzi che raggiungono addirittura il 116%.

Considerando che gli stipendi non sono cresciuti in percentuale pari, si comprende quali siano le difficoltà economiche che spingono gli italiani a portarsi sempre più frequentemente il pranzo da casa. Mangiare fuori, infatti, può essere estremamente costo: secondo le stime di Federconsumatori, un pasto tipo (acqua, piatto di pasta, macedonia e caffé) consumato in un bar/self service può arrivare a costare 11,95 euro al giorno, per un totale di 262,90 euro al mese (18,70 euro più dell’anno passato). Nel 2001, invece, per un pasto di eguale portata, la spesa era pari in media a 5,53 euro (121,66 euro al mese).

Nel dettaglio
Analizzando con maggior precisione i dati diffusi da Federconsumatori, si scopre – non senza un po’ di stupore – quali siano gli alimenti che hanno subito il maggior rincaro. Per esempio, mezzo litro di acqua costava 52 centesimi nel 2001 e adesso costa 1,60 euro; per un piatto di pasta si pagava 2,32 euro nel 2001, mentre adesso servono 5,60 euro; il dessert al piatto ha conosciuto un rincaro da 2,07 euro a 3,80 euro, e anche il caffè non ha fermato la corsa al rialzo, passando dai 62 centesimi del 2001 agli attuali 95 centesimi.

L’opinione di Federconsumatori
Sconsolati i consumatori, che tramite Federconsumatori fanno sapere di aspettarsi ulteriori rincari: “Ad aumentare rispetto al 2009 sono soprattutto i primi e i secondi, con rincari tra il 6 e il 12%.
Cresce, inoltre, il costo del caffè, gia’ aumentato del 6%, ma che, nei prossimi mesi, potrebbe subire ulteriori rincari, a causa dell’aumento del costo della materia prima.”

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