Green Economy, c’è ancora vita sul “pianeta lavoro”!

Green economy Relegata ad un futuro non ben definito la rivoluzione verde dell’economia italiana non è mai coniugata al presente, a tal punto che qualcuno parla di flop verde, bolla delle rinnovabili o addirittura illusione ecologista. Ben lungi dall’essere una panacea per i dissesti economici ed ambientali contemporanei, la Green Economy sembra comunque aver attivato un certo meccanismo virtuoso nella creazione di posti di lavoro.

Lavori “puliti”

Sarebbero ad oggi quasi 400 mila i “green workers” nel nostro Paese, impiegati in maniera diretta ed indiretta nella produzione di energie rinnovabili, lo stabilisce una ricerca Ires Cgil e Filctem Cgil, secondo cui aumentando gli investimenti si dovrebbe aumentare la quota di ulteriori 65 mila soggetti entro il 2020.

Un’indagine condotta invece dalla Fondazione Symbola ed Unioncamere con la collaborazione dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne individua 317 figure professionali green all’interno di tutte le classi professionali, con picchi oltre il 50% tra i legislatori, dirigenti e imprenditori e più ancora (60.4%) tra artigiani, operai specializzati e agricoltori. Sulla base dell’andamento delle assunzioni registrate negli ultimi anni si può stimare che tra nuovi occupati, molte appartengono alla categoria dei green job.

L'Isfol ha invece analizzato i dati sul mercato del lavoro dal 1993 al 2008, individuando un trend crescente per gli occupati nel settore ambientale. Nel periodo, si registra un +41%: da 263.900 occupati del 1993 si passa a 372.100 del 2008. A caratterizzare maggiormente il dato e' la connotazione di genere: infatti il mercato del lavoro ambientale (green job) valorizza le donne. La componente femminile passa dal 12,7% del 1993 al 25,5% del 2008.
Altro dato interessante e' quello legato all'eta' degli occupati in relazione alla variabile sessuale: solo il 25% delle donne (contro il 49% degli uomini) ha piu' di 45 anni. Ma la componente femminile del mercato del lavoro ambientale non e' solo la piu' giovane e' anche la piu' qualificata. L'87% delle donne impegnate ha livelli di scolarita' medio-alti, contro appena il 54,6% degli uomini.

Formazione ambientale

A Gennaio l’Isfol riportava dati rassicuranti sulle assunzioni “green”. La formazione professionalizzante come i master raggiungono tassi di occupazione dell’80% entro i primi 6 mesi. L'occupazione trovata, poi, e' di alto profilo e in buona misura coerente con la formazione realizzata. Più della metà degli occupati (58%) ha raggiunto l'obiettivo di far coincidere il proprio percorso di studi con le aspirazioni professionali e il lavoro svolto. Il 68% degli occupati ha trovato una collocazione rispondente al livello formativo acquisito: il 31% circa ha un lavoro nell'ambito delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, il 31,7% svolge professioni di tipo tecnico ed il 5,2% e' collocato nelle posizioni di legislatore, dirigente, imprenditore. A dare maggiori garanzie di successo per quanto concerne la collocazione lavorativa sono i master ambientali di II livello con l'85% di occupati, seguono i master privati con l'83%.

Eco-nomia

A scommettere sull’ambiente sono sempre più anche le PMI (soprattutto manifatturiero) con circa un 30% (tra 20 e 499 addetti) che punta su scelte connesse alla green economy, con una percentuale che sale nelle imprese che esportano (33.6%), che sono cresciute economicamente anche nel 2009 (41.2%), che hanno elevato la qualità dei loro prodotti (44.3%). Solo nel comparto dello smaltimento rifiuti le imprese private (350 con 20mila occupati) fatturano circa 2,5 miliardi.

Non male per essere una bolla!

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