Pubblicità senza limiti. Come difendersi dal web?

Siete tra quanti si tengono lontani da Facebook non per scarsa familiarità con il computer, ma per precisa scelta, decisi a difendere con le unghie e con i denti la vostra privacy? Allora sappiate che, anche con la semplice posta elettronica, i vostri dati circolano in rete più di quanto probabilmente desiderereste e che, inoltre, ci sono aziende che si arricchiscono vendendo informazioni su di voi a destra e a manca. Gli addetti ai lavori lo sapevano già da tempo, ma a spiegarlo a tutti – partendo dalla propria esperienza professionale – è stata Poppy Harlow, giornalista della Cnn.

Discrezione quasi impossibile
Di seguito, in estrema sintesi, la vicenda. Infastidita da strani messaggi di posta elettronica recapitati al suo indirizzo mail, la giornalista della Cnn ha deciso di contattare Reputation Defender (azienda specializzata nella protezione dei dati personali) per verificare fino a che punto ci si potesse informare su di lei partendo dal semplice indirizzo mail.

Disponibili solo il nome della giornalista e l’e-mail della conduttrice, Reputation Defender è riuscita a ricostruire – solo navigando in rete – un profilo abbastanza dettagliato della Harlow, ricco anche di informazioni sensibili. Tra le altre cose, la società incaricata è riuscita a scoprire che Poppy non è il vero nome della giornalista, che il padre è morto quando lei era ancora bambina, che ha un fratellastro, che non è sposata e che è una fedele appartenente alla Chiesa Episcoaple. In ultimo, dai dati presenti nel web profondo (le banche dati non visibili immediatamente facendo una semplice ricerca tramite Google), è stato possibile tracciare anche un quadro delle abitudini di consumo della Harlow.

Gli squali del web
La ricerca della giornalista si è conclusa dunque con una inevitabile constatazione e qualche allarme. Il web, in sostanza, si è confermato come una riserva di caccia destinata a rivelarsi molto ricca per chi la sa esplorare adeguatamente. Già al giorno d’oggi, aziende come Acxiom, Rapleaf, Klout, Intelius e People Finders sono in grado di costruire dei dossier su tutti gli utilizzatori della rete e vendonoi dati raccolti a partiti politici, società di marketing e compagnie assicurative.

Uno scenario che – spingendosi in là – può presentare ombre inquietanti, con i nostri dati (anche i più sensibili) esposti ai venti di un advertising sempre più invasivo (per parlare solo dei rischi più contenuti). Come difendersi? La privacy attende.

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