Piccole Medie Imprese: l’Italia fa “crac”

procedure fallimentari pmi Ogni giorno in Italiana muoiono 30 imprese. A denunciarne l’alta mortalità sono i tribunali tributari, che registrano numeri significativi sulle procedure fallimentari delle PMI. L’aumento medio dei fallimenti è arrivato al 18% nel terzo trimestre 2010, a testimonianza del fatto che la crisi non sembra ancora essere stata del tutto digerita dal mondo produttivo ed imprenditoriale.

PMI sull’orlo di una crisi di nervi

Sono circa 8 mila i fallimenti registrati in nove mesi, cioè da gennaio a settembre 2010, con una crescita di procedure pari al 23% in più rispetto allo stesso periodo del 2009.
L’ecatombe riguarda principalmente le imprese localizzate nel Nord Italia, dove vengono colpite le imprese con un attivo inferiore a un paio di milioni di euro, dedicate alle attività nei settori dei mezzi di trasporto e della gomma-plastica oppure coinvolte in un processo di trasformazione economica.

I numeri elaborati dall’Osservatorio Crisi d’Impresa del Cerved sono alquanto agghiaccianti: tra luglio e settembre, le cifre parlano di un incremento del numero delle procedure fallimentari che si attesta sul18% in più rispetto allo stesso periodo del 2009 e sul 13% in aumento, rispetto ai tre mesi precedenti.

Questo aumento percentuale in seno alle richieste di fallimento sembra abbia colpito maggiormente le società di capitale, che hanno accresciuto la loro disfatta nel 27% di casi in più rispetto allo stesso trimestre del 2009, contro il +14% delle società di persone ed il +17% di tutte le altre forme giuridiche.

Crescita lenta “sed” crescita

La situazione non è del tutto catastrofica. Alla fine del giugno scorso, infatti, è ritornato ad essere positivo il tasso di formazione di nuove aziende. Alla fine dello scorso trimestre (aprile-giugno 2010) il “tasso di natalità” nazionale delle imprese è stato dello 0,52%, rispetto al “tasso di mortalità” dello 0,57% che si era registrato nel primo trimestre di quest’anno (gennaio-marzo).
Le regioni più reattive alla crescita del numero di imprese sono state la Valle d’Aosta (+1,01%), il Piemonte (+0,78), l’Umbria (+0,77), e la Toscana (+0,71), seguite da Marche, Lombardia, Liguria e Puglia.

La geografia fallimentare

Il primato dei fallimenti del 2010 va al Nord, cuore pulsante delle imprese italiane, ma anche al centro-Sud i dati sono definiti “allarmanti” con Roma che detiene il record dei fallimenti (2500). Secondo un’analisi condotta da La Repubblica questo sarebbe lo spaccato regione per regione:

Piemonte, Torino – 438 le aziende fallite entro i confini regionali, con un aumento del 41% rispetto al 2008 (257). I casi più eclatanti quelli dei due marchi storici del cioccolato torinese, Peyrano e Streglio, entrambi sul mercato da quasi un secolo.

Lombardia, Milano – Crescita considerevole anche per il capoluogo lombardo, dove si è registrato un +34% dei fallimenti rispetto a due anni fa. Da 611 nel 2008, a 929 quest´anno (734 nel 2009). Tra i nomi noti il tour operatori Viaggi del Ventaglio e la Torno, l´impresa che ha costruito la metropolitana milanese”.

Liguria, Genova – I crac sono più che triplicati nel biennio, passando da 73 nel 2008 a 128 nel 2010.

Emilia Romagna – La crisi si è fatta sentire anche sotto il Po: hanno capitolato la Moto Morini, storica azienda motoristica di Casalecchio di Reno, il Gruppo Interauto di concessionarie Mercedes con 300 dipendenti e anche il re dei capelli "Cesare Ragazzi" (acquistato poi dalla coop friulana Nord 2000).

Toscana, Firenze – Da 126 nel 2008 i fallimenti sono diventati 260 a fine 2010 (nel 2009 erano stati 172).

Lazio, Roma – Record di richieste di fallimento a Roma: +20% rispetto al 2009 con 2500 imprese coinvolte. Le dichiarazioni di fallimento sono cresciute del 10 per cento mentre sono state decine di migliaia le richieste di ammissione al passivo e s´è registrato un forte aumento di concordati e di amministrazioni straordinarie, sintomo che anche le grandi imprese della Capitale sono in difficoltà. Tra queste Tirrenia, Agile, Euhelia e Tributitalia.

Campania, Napoli – I crac hanno avuto un´impennata del 38% (169 nel 2008, 276 nel 2010).

Sicilia, Palermo – Dai 115 fallimenti del 2009, al 31 dicembre 2010 le richieste erano 145. Ha portato i libri in tribunale la storica Legnomarket ed è in amministrazione straordinaria (perché in stato di insolvenza), la Amia, l´ex azienda municipalizzata di raccolta rifiuti.

Puglia, Bari – Si è registrato un aumento del 20 per cento dei crac, e fra questi va segnalato quello della Tecnohospital, l´azienda di Gianpaolo Tarantini.

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