Aggio esattoriale, una tassa sull’interesse di mora!

Aggio Una tassa sugli interessi di mora! Incredibile ma vero! Si aggiudica a buon diritto il primato tra le tasse più odiate dagli italiani l’aggio esattoriale, seguita a breve giro di boa dal canone RAI. Stando a quanto previsto dalla normativa (art. 17, comma 1, D.Lgs. n. 112 del 13 aprile 1999) infatti l’aggio sarebbe una tassa a fini remunerativi per gli agenti di riscossione dei debiti fiscali.
Quanto pesa l’aggio?
In sostanza, oggi, il contribuente-debitore deve pagare oltre alle imposte, tasse e contributi dovuti (quota capitale):


  • gli interessi al 4% annuo sulle imposte o sulle maggiori imposte dovute in base alla liquidazione ed al controllo formale della dichiarazione od all’accertamento d’ufficio.
  • Gli interessi al 4,5% annuo sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato o sospeso.
  • Il 30% per le eventuali sanzioni amministrative in caso di liquidazione oppure in misura percentuale in caso di accertamento.
  • Un aggio tra il 4,65% e il 9% a seconda che il pagamento avvenga entro o dopo 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale.
  • Una percentuale compresa tra il 6,8358% e il 9% annuale, per gli interessi di mora a seconda che il pagamento avvenga prima o dopo 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale.
  • 5,88 euro di spese per la cartella esattoriale.

La voce di spesa relativa all’aggio è piuttosto incredibile se si considera che non solo l’agente della riscossione non subisce alcun danno economico in quanto non anticipa alcuna somma, ma si tratta anche di un servizio pubblico.

Come viene calcolato?

In conseguenza delle diverse manipolazioni normativi la percentuale dell’aggio, oggi, è calcolata su due voci:


  • somme iscritte a ruolo riscosse;
  • relativi interessi di mora.

In definitiva, oggi, il contribuente deve pagare ad Equitalia S.p.A. le seguenti percentuali di aggio:

  • 4,65%, in caso di pagamento entro 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, senza tenere conto della sospensione feriale dei termini;
  • 9%, in caso contrario, senza alcun frazionamento annuale e senza tenere conto della sospensione feriale dei termini;

  • 1%, limitatamente alla riscossione spontanea a mezzo ruolo (art. 32 D.Lgs. n. 46 del 26 febbraio 1999);
  • 9% sui relativi interessi di mora (in sostanza, pari allo 0,615% annuo), in caso di pagamento dopo 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale (novità rispetto agli anni precedenti) e senza tenere conto della sospensione feriale dei termini.

La forbice è legittima?

Alla luce dell’enorme divario di somme dovute nei vari casi sono state sollevate alcune questioni di legittimità e costituzionalità, in particolare relativamente al fatto che si tratta di un’imposta indiretta che non tiene minimamente conto degli indici di sviluppo territoriali. Tra le altre questioni anche il fatto che gli accertamenti notificati a partire dal 1° luglio 2011 contengano l’intimazione ad adempiere entro il termine di presentazione del ricorso (art. 29 L. n. 122 cit.).

Il legislatore ha infatti ulteriormente potenziato ed accelerato la fase della riscossione. Al tempo stesso ha però "dimenticato" di bilanciare le possibilità di difesa del contribuente che, oggi, deve contrastare le attività esecutive di Equitalia S.p.A. con mezzi processuali molto limitati.

Si ricorda innanzitutto che, a decorrere dal 1° ottobre 2006, è stato soppresso il sistema di affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione e le funzioni relative alla riscossione nazionale sono state attribuite all’Agenzia delle Entrate che le esercita tramite Equitalia S.p.A.(prima Riscossione S.p.A.) al cui capitale partecipa, oltre la suddetta Agenzia nella misura del 51%, anche l’INPS al 49.

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