17 marzo: festa sì o festa no?

Girando l'ultima pagina del calendario 2010, molti italiani sicuramente hanno maledetto il 2011, l'anno senza ponti (Pasqua è il 25 aprile, il Primo Maggio cade di domenica, ecc. ecc.)! Come un raggio di sole nel mezzo di una giornata grigia, poi, sul finir di gennaio l'annuncio: il 17 marzo – per festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia – sarà festa nazionale. Agenda alla mano, in molti hanno iniziato a programmare una fuga di qualche giorno. Nell'ultima settimana, però, più di qualcuno (il presidente di Confindustria, Marcegaglia; il ministro Calderoli e il presidente della provincia autonoma di Bolzano, Durnwalder) ha provato a mettere il bastone tra le ruote ai lavoratori che già stavano preparando la valigia: "Questa festa non s'ha da fare – hanno sostenuto – perché non conviene o... semplicemente perché non ci va!".

La festa del 17 marzo
In occasione del centocinquantenario dell'unità d'Italia – e dunque solo limitatamente al 2011 – il 17 marzo (un giovedì) è stato proclamato festa nazionale.

La decisione – presa nel consiglio dei Ministri dello scorso 28 gennaio e fortemente caldeggiata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – è volta a commemorare il giorno in cui Vittorio Emanuele, firmando la legge n. 4671 del Regno di Sardegna, proclamò il Regno d'Italia, da Palazzo Carignano di Torino, allora sede del parlamento (17 marzo 1861).
Scuole e uffici rimarranno chiusi, dunque, sembra tutto deciso. Ma è così? Tra gli entusiasmi, spuntano presto le prime facce scontente.

Chi non ha voglia di festeggiare
Il giorno di festa straordinario è andato di traverso a qualcuno. La prima a manifestare qualche mal di pancia, pochi giorni orsono, è stata Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria.
La possibilità di un ponte, per il presidente degli industriali, rappresenta un vero e proprio spauracchio, un incubo capace di mandare sottosopra il Paese: "Una nuova festività per di più collocata in una giornata, il giovedì, che si presta ad essere utilizzata per un 'ponte lungo' sino al fine settimana comporta perdite elevate in termini di minore produzione e maggiori costi per le imprese". Lavoratori unitevi... e festeggiate lavorando!

Anche la Lega, pur rappresentata nel Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera per il giorno di festa, fa mostra di qualche perplessità e lascia che il ministro per la Semplificazione normativa, Calderoli, dichiari: "In un periodo di crisi come quello attuale appare paradossale caricarsi dei costi di una giornata festiva, un evento significativo quale il 150esimo dell'Unità d'Italia può essere celebrato degnamente lavorando e non restando a casa". Dal manuale di strategia leghista: lanciare il sasso e poi nascondere la mano!

In ultimo, e senza fare appello a motivazioni economiche, è arrivata la presa di distanza del presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Durnwalder, che ha chiarito quanto sta nell'animo ai suoi concittadini: "Non abbiamo un grande interesse. Ci sentiamo una minoranza austriaca e non abbiamo scelto noi di far parte dell'Italia. Per la mostra di Roma non ho ricevuto nessun invito e, molto probabilmente, come giunta non parteciperemo alle celebrazioni". La schiettezza prima di tutto!

Festeggiare rovina l'economia?
Certo, mantenere in equilibrio l'economia è un obiettivo nobile, per cui si può facilmente rinunciare a un giorno di festa e celebrare un avvenimento significativo lavorando, ma davvero tutti i giorni festivi vengono per nuocere? La sensazione, come al solito in Italia, è che, per motivi più o meno evidenti e con maggiore o minore ipocrisia, ognuno tiri l'acqua al suo mulino. Nell'infuriare della polemica, infatti, si è trascurato il punto di vista sulla questione degli operatori del settore turistico – che, pur in un anno senza ponti, continuano a rappresentare una fetta consistente del tessuto economico del Paese.

In risposta alle opinioni di chi preme per "festeggiare lavorando", la Fiavet Lazio-Confcommercio ha ricordato in una nota come rispetto agli altri anni il 2011 sia totalmente privo di ponti nel periodo invernale. La celebrazione dell'Unità d'Italia e l'annunciata festività nazionale, per tanto, nell'ottica di chi vive di turismo rappresentano non uno spreco di tempo e risorse, ma un'opportunità per sostenere significativamente gli affari, grazie a un possibile, lungo weekend di vacanza a inizio primavera (cui magari gli italiani – nonostante la crisi – non sapranno rinunciare).
Andrea Costranzo, il presidente dell'associazione, ha inoltre sottolineato: "La predisposizione e la commercializzazione di pacchetti turistici, già inseriti nella prossima programmazione non può essere ignorata, anzi al contrario va sostenuta considerando la miriade di imprese, che attraverso il settore industriale del turismo, contribuiscono e rappresentano oltre il 10% del Pil nazionale".

Postilla
In attesa di decisioni definitive sul 17 marzo (che arriveranno comunque entro il 16 marzo, nessuna paura), si invita chi si sente "inglese dentro" a iniziare a guidare contromano. Alle prime osservazioni di un vigile: "Qui siamo in Italia!", si potrà sempre rispondere: "Appunto!".

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