Un milione e mezzo di disoccupati non cerca più lavoro

L�Istat, con riferimento ai dati del primo trimestre del 2011, fa sapere che in Italia ci sono almeno un milione e mezzo di disoccupati che non cercano piÃ�¹ lavoro. La metÃ�  sono donne, principalmente del Sud.L’Istat, con riferimento ai dati del primo trimestre del 2011, fa sapere che in Italia ci sono almeno un milione e mezzo di disoccupati che non cercano più lavoro. La metà sono donne, principalmente del Sud.

Secondo Massagli, coordinatore della Segreteria Tecnica del Ministero del Lavoro:

Questo dato va letto nel contesto del mercato del lavoro complessivo, considerando anche la crisi. I giovani sono risultati estremamente sfavoriti dalla crisi, perché l’Italia è strutturata con un sistema di ammortizzatori sociali che difende chi è già nel mondo del lavoro, a discapito dei cosiddetti “outsider”, coloro che provano a entrare, come i giovani. C’è quindi un problema effettivo di disoccupazione giovanile che non è però più grave che in altri Stati europei, anche se deve essere monitorato affinché non diventi cronico. Le donne in realtà sono uscite dalla crisi con tassi di occupazione più alti dei livelli pre-crisi, seppur di poco. Questo perché con la perdita o il rischio di perdita del posto di lavoro dei mariti, molte donne sono entrate nel mondo del lavoro.

Rimangono in Italia dei divari nettissimi: uno è quello che abbiamo detto tra “insider” e “outsider”, mentre l’altro è quello tra Nord e Sud, che si riflette fortemente sui giovani e sulle donne. Per quanto riguarda queste ultime, il dato va letto in un’ottica culturale, cioè sul fatto che tendenzialmente è vero che al Sud la donna lavora di meno. D’altro canto, però, questo dato andrebbe letto al netto del lavoro nero, che interessa proprio i giovani e le donne, attraverso lavori saltuari, part-time o stagionali che si prestano di più al “nero”.

Chi sono gli scoraggiati?

Dati come questo sono sempre difficili da leggere, innanzitutto perché in questo caso si tratta di interviste, in cui sono gli intervistati stessi a definirsi in questo modo, il che rende l’analisi più difficile. È ovvio però che il dato riflette le difficoltà del tessuto produttivo: se le proposte di lavoro sono di meno, è più facile che alla lunga una persona si scoraggi se vuole trovare un determinato posto di lavoro in una precisa zona geografica. In questo senso, si tratta di un fenomeno che mi aspetterei più da una popolazione adulta, che ha ormai una vita “avviata” e meno mobilità geografica. Quando invece questo dato si legge sui giovani, è più preoccupante.

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