Festività cancellate, in fumo 5 miliardi, il turismo ringrazia

La manovra di Ferragosto cancella le festività laiche. Il turismo soffrirà un diminuzione del fatturato di 5 miliardi
La manovra cancella ponti è un colpo basso per il turismo. Questo secondo il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. ''Le vacanze brevi durante l'anno sono una grossa fonte di fatturato per il settore. Storicamente, infatti, i vacanzieri che si muovono per il 'ponte' del 25 aprile, così come per quello del 2 giugno, restano in Italia. Cancellare questa possibilità significa tagliare di netto un fatturato che si aggira sui 6 milioni di euro''.

Sulla base dell'andamento degli ultimi tre anni, Federalberghi rileva come per il ponte del 25 aprile si muovano in media 6 milioni di italiani con un fatturato di due miliardi, per quello del primo maggio altri 6 milioni e mezzo di turisti per un fatturato di un miliardi e mezzo, mentre per quello del 2 giugno i vacanzieri sono 8 milioni e mezzo per 2 miliardi e 200 di fatturato.

Pur coscienti che è giusto tirare la cinghia prevedere per legge una perdita sicura per l'economia del Paese ci sembra quasi come pagare più la salsa che il pesce. L'Italia è un Paese che dovrebbe vivere di turismo, molto spesso ciò non viene tenuto in debita considerazione.

Da parte sua, la Fipe ha calcolato in una forchetta tra i 4,2 e i 4,9 miliardi le perdite per il settore turistico. Calendario 2012 alla mano, la Federazione italiana dei pubblici esercizi ha individuato nel ponte di primavera, tra la festa della Liberazione e quella dei lavoratori, il colpo duro rilevante agli affari di alberghi, ristoranti e agriturismi italiani.

"L'anno prossimo i1 2 giugno cade di sabato e i santi patroni delle due città più importanti, Roma e Milano, sono entrambi di venerdì, per cui l'unico effetto rilevante sui ponti si concentra tra il 25 aprile e il primo maggio". Sulla base dei flussi turistici passati, è stato ipotizzato che in quel periodo si spostano in media circa 9 milioni di persone, il 15% della popolazione, che con il taglio del ponte non si sposteranno più perché "costrette" a lavorare.

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