Manovra di Ferragosto, un "ni" sulle liberalizzazioni

La Manovra all'esame del Parlamento va nella giusta direzione dell'apertura dei mercati, ma per ottenere i risultati sperati occorre rivedere alcune norme che potrebbero produrre effetti opposti a quelli desiderati.
"La Manovra all'esame del Parlamento va nella giusta direzione dell'apertura dei mercati, ma per ottenere i risultati sperati occorre rivedere alcune norme che potrebbero produrre effetti opposti a quelli desiderati". Lo afferma l'Antitrust.

Secondo l'Autorità ''il decreto offre un quadro di norme di principio che, se correttamente interpretate nella loro concreta applicazione, potrebbero portare ad una maggiore concorrenza nel sistema economico italiano. Perche' questo avvenga e' tuttavia necessario modificare alcuni aspetti del decreto'". I

Sulle professioni invece, secondo l'Antitrust,

costituisce un passo indietro, rispetto alla norma vigente in base alla quale le tariffe professionali non sono obbligatorie, la previsione che rende le tariffe professionali come parametro legale di riferimento per la determinazione del compenso del professionista. Si tratta di una norma contraddittoria e contraria alla liberalizzazione del mercato dei servizi professionali che si vuole conseguire. Anche l'introduzione dei consigli di disciplina, senza la partecipazione di soggetti esterni, perde il suo carattere innovativo perche' continua a mancare il requisito della terzieta'. Da ridurre infine a due anni il tempo massimo del tirocinio, fissato in tre anni, mentre e' positivo che il praticantato possa essere svolto contemporaneamente agli studi universitari. Tale previsione va rafforzata prevedendo la possibilita' di lauree da conseguire contemporaneamente all'esame di Stato oggi previsto dalla Costituzione

Sui servizi pubblici locali, per l'Antitrust

il decreto rilancia meritoriamente il processo di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, colmando il vuoto normativo lasciato dal referendum ma introduce la soglia dei 900mila euro al di sotto della quale la gara per la scelta del gestore dei servizi non e' obbligatoria. In questo modo si configura per alcuni settori di attivita' economica una sottrazione quasi integrale dai necessari meccanismi di concorrenza per il mercato. In ogni caso, il sistema di esenzioni dall'obbligo di gara cosi' configurato si presta facilmente a comportamenti elusivi da parte delle amministrazioni che non intendono procedere agli affidamenti tramite gara dei servizi pubblici locali: sarebbe sufficiente frazionare gli affidamenti in tante ''tranche'', ciascuna di valore inferiore a 900.000 euro, per poterle poi attribuire tutte direttamente a controllate in house. E' quindi opportuno ribadire la regola della gara obbligatoria salvo particolari situazioni locali che dovranno essere dimostrate dall'ente affidante. Anche il sistema delle proroghe va ridotto a quanto strettamente necessario. In ogni caso il processo di riforma del settore dei servizi pubblici locali va accompagnato da misure di garanzia dell'efficienza e della qualita' della gestione del servizio, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del gestore

Infine, sulle privatizzazioni, fa notare l'Autohority, ''a fronte dell'accresciuto favore verso le procedure di dismissione contenuto nel decreto, che prevede importanti e positive forme di incentivazione economica agli enti locali, occorre garantire che tali procedure si svolgano nel modo piu' concorrenziale possibile, privilegiando lo strumento dell'evidenza pubblica''.

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