Confindustria: "Pressione fiscale insostenibile. Previsto calo dei consumi del 3%"

Secondo il rapporto del Centro studi di Confindustria negli ultimi sei anni perso 700mila posti di lavoro.

Gli economisti del Centro Studi di Confindustria hanno presentato il rapporto sugli ultimi Scenari Economici dal quale emergono molti dati preoccupanti su occupazione, consumi e pressione fiscale.

Per il 2013 è previsto un calo del Pil dell'1,9% e non dell'1,1% come ci si aspettava. La ripresa dovrebbe iniziare nel quarto trimestre e non in estate, ma sarà molto lenta a causa del perdurare del credit crunch, la perdita di competitività di costo e il fatto che in moti settori dell'industria italiana si sono accumulati dei vuoti di capacità diventati sempre più ampi e inoltre ci sono gravi difficoltà nelle costruzioni.

Prendendo il considerazione il 2007 come anno di inizio della crisi più dura, in cinque anni si sono persi 700mila posti di lavoro e questo dato potrebbe salire a 817mila entro il 2014. Il tasso di disoccupazione aumenterà entro la fine dell'anno fino al 12,4%, che diventa il 13,9% se si prende in considerazione anche la Cig, fino ad arrivare al 12,7% l'anno prossimo. L'aumento è dovuto al fatto che dal 2012 molte più persone sono in cerca di lavoro a causa del bisogno di trovare nuove entrate per i bilanci familiari.

Piuttosto deprimenti anche il quadro dei consumi, che nei ultimi cinque anni sono stati tagliati per 3.660 euro, l'equivalente di un mese e mezzo di spesa per una famiglia. Dai dati dentro Centro Studi di Confindustria, infatti, emerge che nel 2011 ogni famiglia speso in media 27.280 euro, 2.480 euro in meno in termini reali rispetto al 2007, circa 207 euro in meno al mese per famiglia.
Considerata la contrazione dei consumi del 2012, che finora è stata del 4,3%, i livelli di spesa per famiglia sono stimabili in circa 26.100 euro annui, meno 3.660 euro rispetto al 2007. Quindi quasi un mese e mezzo di consumi.

Le famiglie non solo comprano meno, ma optano anche per prodotti di più bassa qualità e sono state sacrificate non solo le spese superflue, ma anche quelle da considerare primarie che nella prima parte della crisi non erano state intaccate.
Le famiglie più penalizzate sono risultate quelle delle regioni meridionali e le coppie senza figli e costituite da persone tra i 35 e i 64 anni, che nel 2011 hanno diminuito i loro consumi di circa 4.900 euro rispetto al 2007.
Per quest'anno è previsto un ulteriore calo dei consumi del 3% cui va ad aggiunger i un altro 0,3% per il prossimo anno, fino ad arrivare a un calo totale dell'8,1% rispetto al 2007.

Molto preoccupante è la pressione fiscale che è salita al 44,6% del Pil e che sarà "insostenibilmente elevata" anche nel 2014, soprattutto se si tiene conto del fatto che, considerato il lavoro sommerso, la pressione effettiva è del 53,4%.
L'anno prossimo, con l'aggiustamento dei conti, altre risorse saranno sottratte al circuito domanda-produzione-debito, effetto che le azioni di governo rafforzeranno perché mirate a promuovere la crescita in modo molto selettivo a causa dei pochi fondi. Quindi, se da una parte è giusta l'enfasi verso la crescita, dall'altra occorre limare le misure varate.

Inoltre, secondo il Centro Studi di Confindustria, la leva fondamentale per la crescita è l'internalizzazione, indispensabile per elevare il ritmo di sviluppo dell'economia italiana a fronte di una debole domanda interna nei Paesi avanza e della grande espansione dei nuovi mercati. Un aumento di un punto percentuale dell'export di merci è associato a un incremento dello 0,24% del tasso di crescita del Pil italiano.

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