Quanto costano davvero i conti correnti in Italia?

Adusbef e Federconsumatori denunciano che i costi della gestione di un conto corrente in Italia sono molto più alti - il 318% in più - di quanto affermato nei giorni scorsi dalla Banca d'Italia.

Carmelo Barbagallo, direttore centrale per la Vigilanza della Banca d’Italia, era stato chiaro: nel 2012 la spesa media per la gestione di un conto è stata pari a 101 euro: 4,8 euro in meno rispetto all’anno precedente e 9,2 euro in meno rispetto al 2010. Abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo, gestire un conto corrente è davvero più economico rispetto al passato. Ma è davvero così? No, parola di Adusbef e Federconsumatori.

Dati alla mano, non solo il costo medio per la gestione di un conto corrente in Italia non sarebbe quello rivelato dalla Banca d'Italia, ma sarebbe addirittura tre volte più alto, con una media ponderata di 320,5 euro.

Adusbef e Federconsumatori non si sono inventati nulla, hanno semplicemente preso in esame i dati delle dieci principali banche italiane - Unicredit, Intesa San Paolo, Bnl, Mps, Banca Popolare, Carige, Popolare di Milano, Banca Sella, Popolare di Vicenza, Credem - e "esaminato, tassi, costi, spese e condizioni con l'Isc, l'Indicatore sintetico di costo, voluto proprio dalla Banca d'Italia e dall'Abi". Risultato? Un'amara sorpresa, per loro e per i milioni di cittadini che avevano fatto affidamento sui dati ufficiali di Bankitalia.

Il costo medio di gestione di un conto corrente con profilo a bassa operatività, come quello che potrebbe avere la maggior parte dei cittadini italiani, varia dai 238,35 euro della BNL ai 438,70 della Banca Popolare di Vicenza. La media ponderata ISC, insomma, risulta più alta del 318% rispetto a quanto rivelato nei giorni scorsi da Bankitalia.

Non si tratta, va precisato, di parole al vento: a supporto di quanto denunciato dalle due associazioni c'è un'approfondita tabella che ha il compito di comparare il comportamento delle dieci banche prese in esame, così che tutti possano formarsi una propria opinione e decidere quindi a chi credere - e, perchè no, scegliere con più cura l'istituto di credito a cui rivolgersi.

Conti correnti italiani: quanto costano davvero?
Conti correnti italiani: quanto costano davvero?
Conti correnti italiani: quanto costano davvero?
Conti correnti italiani: quanto costano davvero?

Al di là dell'ISC, la tabella mette a confronto le varie spese che i titolari di un conto corrente sono chiamati a sostenere, dai costi delle singole operazioni ai tassi di interesse, dalle spese di liquidazione ai fidi. Si scopre così che pagare una bolletta può arrivare a costare fino a 4 euro con BNL e che pagare l'IMU è costati ai titolari di un conto MPS fino a 10 euro:

saldare una rata di fitto 5 euro (Unicredit), sconfinare sul conto costa il 20% al Banco Popolare; gli interessi sulle somme depositate sono pari allo 0,010% in Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Popolare di Vicenza. L'istruttoria veloce costa 50 euro alla Carige ed Unicredit; 40 euro alla Popolare di Milano,30 euro al Banco Popolare.

In definitiva, scrivono le due associazioni in una nota,

l'Isc delle 10 banche va da un massimo di 438,70 euro della Banca Popolare di Vicenza, in assoluto la più costosa delle 10 banche monitorate, ad un minimo di 238,35 euro di BNL, passando per i 400,10 di Banco Popolare, i 365,80 di Carige, i 337,18 di Unicredit, i 309,67 di Credem, i 291,30 del MPS, i 273,20 di IntesaSanpaolo.

Conti correnti italiani: quanto costano davvero?
Conti correnti italiani: quanto costano davvero?
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Conti correnti italiani: quanto costano davvero?
Conti correnti italiani: quanto costano davvero?

Alla luce di questa scoperta Adusbef e Federconsumatori si rivolgono proprio a Bankitalia e chiedono "maggiore serietà nel diffondere indagini confezionate ad uso e misura della banche vigilate, che in presenza di tale protezione, non attivano alcuna forma di concorrenza, continuando così a saccheggiare le tasche di famiglie ed imprese strozzate".

La replica della Banca d'Italia

Come era lecito aspettarsi, Bankitalia si è sentita punta sul vivo e nel pomeriggio di oggi, 29 giugno, ha voluto precisare il perchè della grande differenza tra i dati diffusi nei giorni scorsi e quelli pubblicati oggi dalla due associazioni dei consumatori. Quella differenza del 318%, fanno sapere da via Nazionale, è dovuta a "un forte problema di metodologia. L'indagine condotta dalla Banca d'Italia, dicono, si basa sui costi effettivi rilevati sugli estratti conto 2012 di un campione significativo di conti correnti e sportelli, "tenendo anche conto di varie tipologie di banche, aree geografiche e altre variabili socio-demografiche" e "si fonda sull'operatività realmente sostenuta e non su dati presunti".

Nello specifico, per dati presunti intende quelli evidenziati sui fogli informativi che non tengono conto delle agevolazioni o clausole applicate, che farebbero quindi scendere verso il basso i costi di gestione annua di un conto correnti. La riduzione dei costi, ribadisce Bankitalia, è tangibile.

A chi credere? A voi l'ultima parola.

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