Intesa- San Paolo, le ombre della grande fusione...

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Lascia dietro di se una lunga scia di perplessità il passaggio del leviatano Intesa- San Paolo. Si fa sempre un gran parlare di come le condizioni economiche praticate alla clientela in Italia siano le peggiori d'Europa e di come le nostre banche poco o nulla reggano la concorrenza con gli istituti stranieri (la cui concorrenza viene assai spesso invocata come requisito essenziale per un aumento della trasparenza ed un abbattimento dei costi di gestione e dei servizi) e ora che "ci siamo" rimane difficile accogliere la notizia senza farsi prima qualche domanda. Dietro la decisione c’è davvero la volontà di cambiare il panorama bancario italiano o è solo una maliziosa mossa del furbetto di turno? (leggi)

Gli esperti rassicurano sul fatto che le condizioni miglioreranno, davvero mancheranno speculazioni su commissioni, spese di chiusura e così via?

Il mondo delle banche italiane dovrà confrontarsi con l’Europa, cercherà di offrire al cliente condizioni più allettanti di quelle proposte dagli istituti esteri?

In sintesi, quali saranno le conseguenze per i risparmiatori?

La superbanca ridurrà la concorrenza? Più in generale, la sovrapposizione di sportelli post-fusione ridurrà gli effetti positivi dell'aggregazione?

Rispetto a Banca Intesa, San Paolo Imi ha sempre rifiutato il confronto diretto con le associazioni dei consumatori: che ne sarà allora dell'accordo siglato lo scorso luglio con le 17 associazioni dei Consumatori rappresentative a livello nazionale per la sottoscrizione della nuova procedura di conciliazione permanente? (leggi)

Perché nonostante molte associazioni dei consumatori esprimano (pur con qualche riserva) la loro soddisfazione Codacons invece ha chiesto, senza remore, un provvedimento urgente dell'Antitrust e della Banca d'Italia per arrestare la fusione, allarme giustificato o solo ottusità?

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