Arriva il nuovo condono, chi ci rimette?

Arriva il nuovo condono, chi ci rimette?Il condono, edilizio o fiscale, è stato più volte usato dai governi per incassare con facilità un soldi dai cittadini.

I conti li ha fatti il Sole 24 Ore, secondo il quale "il condono costa all'Erario e ai Comuni assai più che al contribuente. Non tanto e non solo per le spese amministrative, che comunque pesano, ma soprattutto per la rinuncia al gettito 'regolare' che deriva dall'applicazione della sanatoria".

Per il condono previdenziale, le continue sanatorie tra il 1980 e il 1997 hanno fruttato oltre 22,3 miliardi, ma ne sono stati persi 883, grazie alla prescrizione relativa a quegli anni. Sui costi amministrativi, cioè le energie profuse per la gestione dei condoni, non sono disponibili dati ufficiali.

Anche il condono edilizio non è un buon affare per i Comuni. Utili a proposito le stime di Paolo Berdini, ingegnere, autore di una Breve storia dell'abuso edilizio in Italia: "Prendiamo l'ultimo condono, quello del 2003: a fronte di un importo medio di 15 mila euro versato per il singolo abuso il Comune ne ha spesi in media almeno 100 mila per portare strade, fognature e scuole".

È facile, perciò, individuare le categorie che traggono dai condoni più svantaggi che vantaggi. Con la ripetuta incitazione all'illegalità, che è implicita ad ogni nuovo condono, il fenomeno dell'evasione fiscale non può in alcun modo essere limitato e ne soffrono fortemente i conti pubblici, che non riescono a far fronte al debito pubblico, il quale a sua volta provoca i problemi a catena che conosciamo.

Via Intrage.

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