L’Unione europea farà le scarpe alla Cina?

cina dazi ue

L'Ue vuol fare le scarpe ai cinesi?

Così pare, visto che in questi giorni, presso la Commissione europea, si sta discutendo sulla conferma dei dazi "provvisori" antidumping lanciati lo scorso aprile contro Cina e Vietnam. (leggi) Sotto tiro le scarpe in pelle, escluse quelle sportive e per bambini. Ora che il via libera della Commissione c'é (leggi), la decisione dovrà essere sottoposta al vaglio dei 25 che avranno dalla loro un mese di tempo, fino al 7 ottobre, per esprimere il loro verdetto, giorno in cui scadranno i dazi provvisori attualmente in vigore. Una decisione non facile in cui si intersecano gli interessi dei Paesi produttori e importatori. Contrari alla linea dura, naturalmente, i paesi distributori, con in testa Regno Unito, Germania ed Olanda. A favore i produttori capeggiati da Italia, Spagna e Francia.

Particolarmente decisiva sarà la posizione dei piccoli paesi, soprattutto di quelli nordici. Visto che, presto, si dovrà discutere sulle misure antidumping contro il salmone norvegese, i “favorevoli” potrebbero anche essere pronti a chiudere un occhio in cambio di qualche “favore”.

Un po’ di numeri. I dati Eurostat parlano chiaro: ammontano a un miliardo e duecentocinquanta milioni di paia le scarpe importate dalla Cina, una cifra da guinness dei primati. Se a queste ultime si vanno a sommare altri 265 milioni di paia provenienti dal Vietnam si arriva ad una fetta che copre il 35 per cento circa del mercato. A preoccupare è anche la crescita di questo fenomeno che mostra un trend esponenziale. La statistica 2004-2005 parla di un aumento pari al 450%, quattro volte e mezzo rispetto al periodo 2003-2004. La proiezioni sono da incubo.

Per quanto riguarda l'Italia vi rimandiamo all'articolo di Volo Basso su Finanzablog (leggi), ricordandovi anche che se da una parte il Bel Paese si schiera sul fronte dei paesi a favore dei dazi, in quanto il nostro business é composto principalmente da piccoli produttori che soffrono molto della concorrenza, anche da noi esiste chi preferisce delocalizzare. (leggi)

Il dubbio che tuttavia permane é un altro, ovvero evitare che i rincari provocati dai dazi (+1,4 euro per il made in Cina e +0,80 euro per il made in vietnam) si riflettano sui consumatori. Se da una parte infatti i dazi appaiono come una panacea per i piccoli produttori, altro é per la grande produzione e la distribuzione che vedrebbero un forte riflesso della politica economica dell'Ue sui loro business e quindi sui prezzi finali.

  • shares
  • Mail