Italia, paese di Colf (meglio se in nero)


La Colf continua ad essere una figura professionale molto richiesta dalle famiglie italiane. La collaboratrice domestica (o il collaboratore domestico, non ha grossa importanza, la distinzione di genere è manichea da moltissimi anni) è una necessità fondamentale per i nuclei familiari composti da persone che lavorano 5 (magari 6) giorni a settimana ed hanno poca voglia e poco tempo per occuparsi delle faccende di casa quando ritornano a casa dopo una giornata di lavoro.

Secondo le più recenti indagini del Censis sono oltre 1 milione e mezzo le Colf e i Colf che operano nelle abitazioni private delle famiglie italiane, una presenza cresciuta dal 43% negli ultimi 10 anni. Qualche decennio fa avere in casa la "domestica" o la "cameriera" era un lusso che poche famiglie dell'alta borghesia potevano concedersi, ora è divenuta una costosa necessità per una platea più larga di single e di coppie che vivono una vita lavorativa particolarmente impegnativa.

Come di consueto, almeno quando si tratta di questioni "italiche", spunta fuori il lato oscuro del fenomeno. Secondo le stesse indagini statistiche quasi il 40% del milione e mezzo di Colf stimate sono completamente in nero. Niente contratto, niente tasse, niente contributi. Una scelta che mette i collaboratori domestici (soprattutto quelli extracomunitari) in una situazione di completa illegalità che turba la convivenza civile e danneggia l'erario.

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