Nasce l’aceto spray ecologico contro insetti e erbacce!

aceto spray ecologico

Coniugare reddittività industriale e sostenibilità ambientale é una delle grandi sfide di oggi e il nuovo spray antiparassitario ecologico del Cnr sembra accogliere in pieno questa sfida. Uno. Elimina il costo di smaltimento degli scarti pagato oggi a caro prezzo dalle industrie. Due. L'antiparassitario che si ottiene da questi scarti é basso costo, proteggere piante e fiori dagli insetti e dalle erbacce nocivi ed é perfettamente ecologico. Sarebbe un bel risultato.

"Il contatto da cui é nata la ricerca - ci spiega il Dott. Mario Malinconico, coordinatore del progetto - é un acetificio di Napoli che si é rivolto all'Unione industriali nell’ambito di un programma, il Cesvitec - Centro per la promozione e lo sviluppo tecnologico delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno - che si occupa di incentivare l’incontro tra le problematiche delle aziende e le possibili soluzioni tecnologiche provenienti dal mondo della ricerca. La ricerca - continua Malinconico - è iniziata da pochi mesi. E' una collaborazione per l’utilizzo degli scarti provenienti dall’intero ciclo di lavorazione dell’aceto. Questi scarti, che al momento vengono smaltiti come rifiuti speciali a costi elevatissimi, diventano un componente importante nei film e nei materiali compositi che vengono studiati presso l’Istituto del Cnr".

Il rifiuto che si ottiene - continua il comunicato stampa rilasciato dal Cnr - è un pannello solido composto essenzialmente di farine fossili, che servono per la filtrazione, di altri materiali utili alla chiarifica dell’aceto, come la bentonite, e di carbon fossile, la parte che lo rende scuro, che si utilizza normalmente per la colorazione. Con questi materiali possono essere ottenute, insieme a polimeri riciclati, dei materiali compositi (tipo il vetroresina, ma ecologicamente sostenibile) con proprietà meccaniche interessanti. Inoltre, il loro colore scuro e la loro natura particellare ne consente l’impiego in film a spruzzo per la protezione dalle erbe infestanti di coltivazioni orticole o floricole (ad es., floricultura in vaso e viticoltura, dove l'utilizzo dei film plastici tradizionali per la protezione è impedito dalla presenza del tronco e delle foglie).

"Ma dalla collaborazione tra l’impresa ed il Cnr", precisa Malinconico, "stanno anche uscendo proposte per impieghi alternativi a quello agro-alimentare anche dell’aceto. Infatti, alcune resine naturali sono solubili nell’aceto e non nell’acqua ed hanno attività antibatterica. Con queste soluzioni pellicolanti possono essere spruzzate superfici da disinfettare fino al successivo utilizzo, come quelle domestiche, di ambienti per ristorazione o ospedalieri. In pratica, a fine giornata lavorativa, si spruzza la pellicola sulla superficie, ed il giorno dopo può essere rimossa con aceto, lasciando il banco di lavoro completamente sterile". In questa prima fase di sperimentazione i ricercatori dell’Ictp sono stati impegnati nel prelievo dei campioni di aceto, nelle analisi di laboratorio e nelle prime prove di pellicolazione per l'agricoltura.

"Stiamo facendo delle esperienze con alcuni florovivaisti in Campania e Lazio (tra l'altro anche presso il Servizio giardini del Comune di Napoli), nonché presso una azienda viti-vinicola di San Severo collegata all'Università di Foggia", continua Malinconico. Le maggiori sfide, ovviamente, provengono dall’agricoltura dove la pellicola che si forma una volta che l'acqua è evaporata, pur essendo biodegradabile deve resistere, per il tempo necessario a procedere alla raccolta o al trapianto in vaso della pianta, all’attacco batterico e alle piogge, diventando biomassa solo dopo aver svolto la propria funzione di protezione. Questo comporta lo studio di processi chimico-fisici noti con il nome di reticolazione. La struttura della resina, in pratica, cambia quando raggiunge la forma di pellicola, diventando resistente all'acqua e ai batteri. Il cambiamento, però, non è irreversibile. Dopo un certo tempo, l'azione combinata di acqua, temperatura, e carica batterica, porta all'indebolimento della struttura e, quindi, alla perdita di integrità.

Per un'agricoltura sostenibile, per il risparmio economico e quello ambientale.

(nella foto campi sperimentali in corso a San Severo, in Puglia)

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