La Rai ritratta: niente canone per i pc delle aziende

Il polverone alzatosi dopo la diffusione della notizia che la Rai pretendeva da aziende e professionisti il pagamento del Canone speciale da 200,91 euro è servito a qualcosa. Le migliaia di lettere inviate ai titolari di partita iva e alle imprese sostenevano che "per mettersi in regola" si sarebbe dovuto procedere all'immediato versamento della cifra relativa all'abbonamento 2012 anche se in sede non si aveva a disposizione nemmeno un televisore. In teoria bastava un personale computer, un tablet o qualsiasi altro apparecchio in grado potenzialmente di ricevere in streaming le trasmissioni Rai.

La protesta è stata talmente feroce e talmente decisa che il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha avuto un incontro con la Rai per mettere in chiaro la questione: il risultato è un comunicato stampa di Viale Mazzini che è più di un dietrofront, si sostiene addirittura che il tutto sarebbe un equivoco: "Il pagamento del canone non è richiesto per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone, ma solo nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage)".

Peccato che le lettere, dal fare decisamente intimidatorio, inviate e ricevute dagli interessati dicessero l'esatto contrario definendo come soggetto al pagamento "chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dall'ambito famigliare, compresi i pc collegati in rete" e ricordava che l'inserimento del numero dell'abbonamento era divenuto obbligatorio in dichiarazione dei redditi.

La storia finisce qui?

Foto | © TM News

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