Fassina: aumento dell’IVA evitabile se i ricchi pagano l’IMU

Il viceministro all'Economia: "Sarebbe sufficiente la cancellazione per il 90% dei proprietari e lasciamo contribuire il 10% delle abitazioni di maggior valore".

L’aumento dell’Iva, dal primo ottobre, può essere ancora scongiurato a patto che i ricchi paghino l'Imu. Ne è convinto il viceministro dell'Economia Stefano Fassina che stamane in un'intervista all’Unità ribadisce quanto già sostenuto:

"Per me è più importante bloccare l'Iva che eliminare l'Imu sulla prima casa”

La soluzione proposta?


“basterebbe una modifica molto marginale, per ottenere un risparmio di 2 miliardi. Sarebbe sufficiente la cancellazione per il 90% dei proprietari e lasciamo contribuire il 10% delle abitazioni di maggior valore".

Lo spazio finanziario entro cui muoversi, ricorda l’esponente Pd, è tutt’altro che illimitato:

“Questo non ci consente di affrontare lo stop all'Iva, l'intervento sull'Imu, le risorse per la Cig in deroga, quelle per le missioni internazionali, gli interventi per restare sotto la soglia del 3%".

Per il sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta c’è ancora un 50% di possibilità di evitare l'aumento dell'Iva dal 21% al 22% dal primo ottobre. Sempre stamattina a Rai Radio Uno Baretta ha detto:

"Noi non consideriamo ancora concluso nulla perché fino all'ultimo minuto stiamo cercando di dare una risposta ma non solo all'Iva; anche alla seconda rata dell'Imu, ad un ulteriore intervento sugli ammortizzatori sociali, al rifinanziamento delle missioni all'estero. Bisogna trovare più o meno 5 miliardi di euro".

Secondo i calcoli della Cgia di Mestre con l'aumento dell'aliquota ordinaria Iva rischiamo di salire sul podio dei più tartassati d'Europa:

''Se entro il prossimo 1 ottobre il governo Letta non riuscirà a evitare l'aumento dell'Iva, siamo destinati a staccare tutti e ad aggiudicarci la palma dei più tartassati da questa imposta tra i principali Paesi dell'area dell'euro. Attualmente l'Italia condivide con il Belgio, la Spagna e l'Olanda il primato dell'aliquota ordinaria piu' elevata (21%), seguono Austria (20%), Francia (19,6%) e Germania (19%)''.

Per Confcommercio l'aumento dell'Iva amplificherà "la drammatica situazione dei consumi" facendoli calare ancora dello 0,1% (rispetto al -2,4% previsto nel 2013) per un aumento dei prezzi dello 0,4% tra ottobre e novembre e una riduzione dell'occupazione di qualcosa come 10mila posti di lavoro.

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