Redditometro sconfessato dalla Cassazione

La Suprema Corte dà ragione a una coppia di contribuenti finiti nel mirino dell'Agenzia delle Entrate.


Redditometro sconfessato dalla Corte di Cassazione. Lo strumento anti evasione fiscale voluto dall’Agenzia delle Entrate per accertare la congruità tra spese sostenute e reddito dichiarato dal contribuente, subisce un duro colpo da parte della Suprema Corte.

Gli ermellini infatti con la sentenza numero 21994, emessa ieri, stabiliscono che è da considerarsi illegittimo l’accertamento sintetico basato sull’alto tenore di vita se il contribuente dimostra che quelle spese sono frutto del risparmio accumulato negli anni.

Così facendo la Cassazione ha accolto il ricorso di una coppia sposata, fatta oggetto di un accertamento Irpef per l’alto tenore di vita tenuto.

Tra l’altro marito e moglie in sede di contraddittorio avevano dimostrato, carte alle mano, di aver messo da parte negli anni una certa ricchezza, più di un milione di euro, giustificando quindi le spese sostenute per immobili, viaggi e auto. L’Agenzia delle Entrate però non ha tenuto conto di un riscontro che non avrebbe dovuto tralasciare.

La coppia, sicura di non essere in difetto con il Fisco, ha così fatto un primo ricorso contro l’atto impositivo alla Commissione tributaria di Napoli vedendoselo però respingere. La Commissione tributaria regionale aveva poi confermato quella pronuncia.

Ma la Cassazione ha capovolto le precedenti decisioni dando piena ragione ai contribuenti:

«Non può negarsi, infatti, che il giudice di merito, a fronte della documentazione fornita dai contribuenti, analiticamente indicata nel ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, dalla quale, in tesi, sarebbe derivata la prova che il maggior reddito accertato per l’anno 1992 sulla base di indici di capacità contributiva rilevati dall’Ufficio (come il possesso di autovetture e abitazioni) era giustificato dalla disponibilità di capitale accumulato in anni precedenti, si è limitato a negare la produzione di qualsiasi idonea prova contraria, senza supportare tale apodittica statuizione con sufficienti argomentazioni».

Del resto la Corte dei Conti aveva già messo in guardia sull’efficacia del Redditometro, parlando di limitate potenzialità dello strumento.

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