Fondi comuni e tassa sulle rendite: il Re é nudo!

rendite tassa 20% fondi comuni

Tac!

Cos'é?

E' il rumore di un'altra tegola che è si staccata dal tetto del Governo.

Stiamo parlando naturalmente della già famigerata tassa sulle rendite finanziarie che prevede l'uniformazione secca all'aliquota al 20% per i redditi provenienti da tutte le attività finanziarie: azioni, Bot e fondi comuni senza alcuna distinzione.

Altro bieco tentativo dell'attuale Governo per battere cassa?

Secondo “la maggioranza” serve solo ad equiparare la tassazione sul lavoro a quella degli altri redditi!

Ma a chi vogliono darla a bere Visco & C.?

Sono nudi come il re della proverbiale favola. (leggila)

"C'era una volta un Re che amava così tanto i vestiti nuovi che spendeva in essi tutto quello che aveva. Possedeva un abito diverso per ogni ora della giornata, per ogni giorno della settimana, e per ogni settimana dell’anno. Niente importava per Lui, eccetto i Suoi vestiti; eppure non trovava soddisfazione neppure nello splendore di tutto quel guardaroba. Tutte le volte che il Suo sarto veniva al Palazzo, Egli gli chiedeva continuamente qualcosa di nuovo."

Il risultato, che si prefiggono le nostre pittime, è solo quello del maggior gettito, tra gli 1,5 e i 4 miliardi, con una redistribuzione a favore dei depositi sui conti correnti e a danno di obbligazioni, plusvalenze azionarie e titoli di stato. (leggi)

Un provvedimento che, ancora una volta, andrà a danneggiare i piccoli risparmiatori! (ecco come)

La fine di un epoca: quella di uno dei pochi primati italiani favorevoli agli investitori. Quella della tassazione delle rendite finanziarie al 12,5% (in vigore dall'86).

Tra i colpiti anche il gestito Italiano, dove, d'ora in poi, la tassazione ricadrà in capo ai sottoscrittori dei fondi di investimento (ovvero ai risparmiatori).

Nel nostro Paese, fino ad ora, la tassazione dei proventi dei fondi comuni non era subita dai sottoscrittori delle quote del fondo ma dal fondo stesso attraverso l'applicazione dell'imposta sostitutiva (12,5%) calcolata sulla differenza positiva (plusvalenza) tra valore del patrimonio netto del fondo di fine anno e quello di inizio anno. Mentre la passività (minusvalenza) generava per il sistema fondi un credito d'imposta.

In soldoni: ogni giorno il Fisco andava a prendere il 12,5% sul maturato del credito anche se la plusvalenza del risparmiatore era in realtà solo virtuale (non l'incassato nel momento in cui si vendeva la propria quota) mentre la minusvalenza la metteva in credito. (Un bel credito di Giulio Cesare!)

Ora invece il Visco passa alla cassa (con il criterio del realizzo).

Cosa cambia?

Ora il Fisco colpirà nel momento al disinvestimento l'incassato, con una bella aliquota unica del 20%: chi paghera?

La risposta é ovvia: i risparmiatori!

Perché, mentre prima, le Sgr facevano da sostituto d'imposta ora saranno direttamente i risparmiatori a versare le gabelle agli uffici dell’Erario.

Va bene le tasse ma i crediti d’imposta maturati sulle minusvalenze?

Il credito invece, che ammonta a 3 miliardi di euro, verrà restituito “a rate” dal Visco.

Qualcuno potrebbe anche obiettare che, mentre prima, si tassava il reddito del fondo quotidianamente, con evidenti ripercussioni sui guadagni del risparmiatore che vedeva assottigliarsi, giorno dopo giorno, le opportunità di guadagno, ora invece, tassando alla fine, i risparmiatori vedranno finalmente i loro fondi comuni liberi di volare fuori dalla loro gabbia!

Ci credete?

Mi sembra davvero strano che il Ministero non si sia fatto quattro conti in tasca, perché questo sistema se da una parte rende meno certo il tempo della riscossione dall'altro ne aumenta il gettito di entrata alla fine.

Meglio una gallina domani di un uovo oggi...

"Ehi, guardate!" gridò il bambino: "Il Re è nudo!"

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