Squinzi: cuneo fiscale italiano al 52,9%, prima di noi solo il Belgio

Ma gli stipendi percepiti dai cittadini belgi sono decisamente più alti dei nostri.

Continua il pressing delle parti sociali sul governo per una riduzione che non sia solo simbolica del cuneo fiscale, cioè della differenza fra il costo del lavoro lordo pagato dalle imprese e quanto intascano i dipendenti di stipendio netto.

Secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi con i 5 miliardi messi sul tavolo dal governo, almeno in prima battuta, si va poco lontano.

Servono almeno 10 miliardi di euro per riallineare il costo lavoro in Italia ai livelli dell’Unione europea, livelli da cui ci siamo allontanati troppo negli ultimi anni.

Dice Squinzi:

Il cuneo fiscale in Italia è arrivato al 52,9%, che è la percentuale più elevata di cuneo fiscale tra i Paesi sviluppati, con la sola eccezione del Belgio.

Dove gli stipendi però sono decisamente più alti. Secondo gli ultimi dati disponibili di Eurostat nel 2010 un italiano in media guadagnava 28.230 euro contro i 41.723 euro presi da un cittadino belga.

Il leader di Confindustria intervenendo oggi a Uno Mattina su Rai Uno ha poi spiegato che:


quello che fa salire questa percentuale sono una serie di oneri aggiuntivi come l'Irap, che è dal mio punto di vista una vera tassa iniqua sul lavoro, il Tfr e anche le assicurazioni Inail.

Giusto ieri il presidente di Confindustria aveva incontrato il premier Enrico Letta chiedendo risorse adeguate per abbattere il cuneo fiscale. Secondo Squinzi nelle pieghe del bilancio dello Stato c’è margine per essere più coraggiosi e riallineare così il costo del lavoro italiano alla media europea.

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