La Bce: tassi d’interesse bassi ancora a lungo

La disoccupazione rimane elevata, previsti altri rincari delle materie prime.

I tassi d'interesse di riferimento dell’eurozona rimarranno uguali o inferiori a quelli attuali, già al minimo storico dello, 0,50% per un periodo di tempo ancora lungo. La rassicurazione sull’attuale livello del costo del denaro in Europa arriva dal consiglio direttivo della Bce. Secondo il bollettino della Banca centrale europea diffuso oggi le prospettive di inflazione dell’area sono moderate “tenuto conto della debolezza generalizzata dell'economia". La previsione di una ripresa graduale dell'economia grazie al miglioramento della domanda interna viene confermata.

La politica monetaria europea resterà quindi accomodante per il tempo che sarà necessario, sono confermate quindi le indicazioni prospettiche fornite lo scorso luglio dall’Eurotower. Il bollettino sottolinea poi come la frammentazione finanziaria dell'eurozona sia diminuita anche in scia i progressi fatti in questo campo da Italia e Spagna:


A livello dei singoli paesi, i tassi di incremento dei depositi della massa monetaria M3 sono rimasti eterogenei in agosto, ma i miglioramenti riscontrabili soprattutto in Spagna e Italia hanno contribuito a un'ulteriore riduzione della frammentazione finanziaria.

La Bce ammonisce poi i Paesi dell'area euro a non rimangiarsi gli sforzi già compiuti per ridurre i deficit pubblici ma di perseguire con costanza su quella via. Con la consapevolezza che i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a gravare sull'attività economica mentre la disoccupazione registrerà livelli ancora alti.

Gli indicatori della fiducia dell'area tuttavia segnano un miglioramento a partire da bassi livelli, confermando le aspettative del consiglio direttivo a proposito di una progressiva ripresa dell'economia.

I rischi per le prospettive economiche dell'area della moneta unica arrivano dalle condizioni di incertezza dei mercati monetari e finanziari mondiali e dall'andamento dei costi delle materie prime di fronte alle nuove tensioni geopolitiche. E ancora da una domanda mondiale inferiore alle attese e/o da una lenta o insufficiente attuazione delle riforme strutturali nei singoli Paesi.

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