Il salvataggio di Alitalia passa dalle Poste Italiane

Con i 75 milioni di euro portati in dote dalla società si può procedere all'aumento di capitale per 300.

Lupi: non c'è aiuto di Stato

Aggiornamento 11 ottobre, 11:20 - Il ministro dei trasporti in quota Pdl Maurizio Lupi, intervenuto questa mattina alla trasmissione Radio anch'io, è entrato nel merito dell'ingresso di Poste Italiane nell'affare Alitalia, negando che si tratti di aiuto di Stato.

Una tesi da respingere dunque, nonostante Poste (partecipata al 100% del Ministero dell'Economia) investa in Alitalia 75 milioni, nell'ambito di un'operazione complessiva da 500 milioni; Lupi ha tenuto spalancata la porta ad Air France e spiegato come, negli ultimi anni, la situazione generale del gruppo Alitalia sia completamente cambiata, rispetto al salvataggio messo in atto dal governo Berlusconi attraverso la convocazione della "cordata di imprenditori":

"In uno scenario che in questi cinque anni è completamente cambiato crediamo che non ci possa più essere una sola compagnia di bandiera, ma ci debba essere una grande alleanza internazionale. Riteniamo l'Italia un punto fondamentale per il trasporto aereo internazionale. Air France in questi anni è stato individuato come il partner principale. C'è una sottoscrizione di aumento di capitale importante di 300 milioni. Vediamo cosa farà Air France, altrimenti il compito dell'azienda dovrà essere quello di individuare un altro partner internazionale."

Sul contributo di Poste Italiane Lupi ha invece specificato che parlare di aiuto pubblico è fuori luogo:

"Questa è un’azienda di privati, i privati danno 225 su 300 milioni di capitali. Le Poste mettono il 25%. Ma finalmente avremo un piano industriale di discontinuità perchè le condizioni dell’azienda erano disastrose. Poste non è un aiuto da parte del pubblico ma l’individuazione di un’azienda sana che può essere partner forte anche perchè si occupa anche di cargo ed ecommerce."

Resta un intervento pari ad un quarto del capitale totale da parte di un unico ente pubblico: perplesso infatti anche il Presidente degli industriali di Confindustria Giorgio Squinzi, che si è detto perplesso dell'intervento pubblico per Alitalia, parlando di un paese forse "troppo piccolo" per meritare una compagnia di bandiera e definendo platealmente l'entrata di Poste nel mercato dei cieli "un cerotto". Sul tema è intervenuto anche l'AD di Eni Paolo Scaroni, spiegando che il cane a sei zampe italiano continuerà a rifornire la compagnia di bandiera.

Il salvataggio di Alitalia passa dalle Poste Italiane

Potrebbe essere Poste Italiane il partner che il governo stava cercando per procedere al salvataggio di Alitalia. La società pubblica, da quanto si capisce, sarebbe intenzionata a partecipare all'aumento di capitale da 300 milioni di euro investendone 75 e arrivando quindi a una partecipazione del 10/15%. A questo punto il salvataggio potrebbe essere certificato già tra oggi e domani, grazie anche alle linee di credito bancario aperte per 200 milioni.

Domani si terrà la riunione del consiglio di amministrazione di Alitalia il cui ordine del giorno prevede proprio la manovra finanziaria di salvataggio. Come da copione, tutti contenti dell'ingresso di Poste Italiane, a partire dal governo: "Ad Alitalia servono discontinuità, stabilizzazione dell'azionariato e una importante ristrutturazione attraverso un nuovo progetto industriale. L'entrata di Poste è fondata su queste premesse".

Addirittura entusiasta il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: "Ce l'abbiamo fatta. Ora l'integrazione con il partner straniero può essere affronta da posizioni di parità con una attenta valutazione del piano industriale che va profondamente rivisto".

Maggiormente con i piedi per terra il commissario straordinario dell'Enac, Vito Riggio: "Penso che si arriverà ai 500 milioni necessari (300 da aumento di capitale e 200 da credito bancario, nda); ma se la compagnia non ha né liquidità né fondi per far fronte ai propri impegni i suoi aerei vanno a terra".

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