Moody’s conferma l’outlook negativo sul sistema bancario italiano

Per l'agenzia di rating pesano la persistente fragilità dell’economia italiana, i prestiti non esigibili e i deboli profitti.


L’agenzia di rating Moody’s conferma l’outlook negativo sul sistema bancario italiano: vista la debolezza della nostra economia e le crescenti difficoltà sul fronte dei crediti inesigibili il giudizio sulle prospettive del nostro sistema creditizio non cambia, rimanendo invariato dal 2009.

Nel rapporto diffuso ieri a mercati europei chiusi Moody’s spiega che l’outlook riflette:

la persistente fragilità dell’economia italiana, i prestiti non esigibili, così come i deboli profitti.

E ancora - secondo l’agenzia di rating - le condizioni operative delle banche nostrane rimangono «difficili» ed è:

improbabile che migliorino in maniera significativa nei prossimi 12-18 mesi dal momento che i rischi al ribasso dell’economia restano concreti.

La settimana scorsa il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, dopo gli incontri del Fmi a Washington, aveva detto che non c’è un nessun rischio di vulnerabilità per il sistema bancario italiano. La presa di posizione era arrivata dopo che il Wall Street Journal aveva puntato l’indice contro la scarsa solidità delle nostre banche.

Visco ha ribattuto dicendo che:


Il motivo per cui c'è tanta attenzione sull'Italia è che molti non riescono a capire come mai in un Paese che ha perso in cinque anni il 9% del Pil e il 25% della produzione industriale il sistema bancario, che ha anche avuto meno aiuti di tutti gli altri, non si ancora collassato. Ma anzi sia ancora in grado di andare sul mercato.

La riduzione dei rischi del credito si ottiene soprattutto riducendo il rischio sovrano ha spiegato Visco. Il sistema bancario italiano, nonostante la crisi, è rimasto solido per 4 motivi secondo il numero uno di Palazzo Koch: la vigilanza delle autorità di supervisione; le banche non hanno mai preso rischi particolari sui derivati, anche grazie al sistema di regolamentazione; le banche prima della crisi avevano realizzato extraprofitti poi utilizzati per fronteggiare le deficienze di capitale. Infine il capitale è stato aumentato con la partecipazione degli azionisti e portato dal 6% al 10-11%.

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