IMU: aumentano gli acconti Ires per le banche, l’Abi contro il governo

Il numero uno dell'Abi: "Con l'unione bancaria europea il rischio è che tutta l'Italia diventi il Mezzogiorno d'Europa, la zona più fragile del continente".

Anche le banche piangono. L'ipotesi di aumentare gli acconti Ires per istituti di credito e assicurazioni per coprire l’abolizione della seconda rata dell'Imu è una delle "solite misure d'autunno" che denota una politica fiscale del governo "scarsamente innovativa" e poco "fantasiosa".

A parlare è il presidente dell'Abi (Associazione bancaria italiana) Antonio Patuelli, in vista del decreto che domani sarà all’esame del Consiglio dei ministri:

"La politica fiscale di questo governo è scarsamente innovativa, nel senso che siamo abituati alle solite misure che in autunno vengono di nuovo proposte".

E ancora:

"la mancanza dell'orizzonte di stabilità istituzionale toglie spazio a una maggiore iniziativa fantasiosa. La stabilità istituzionale non è il fine è il mezzo. Ci può essere stabilità politica ma una fortissima instabilità istituzionale".

Patuelli attacca:

"quando qualche governo europeo, non solo l'Italia, ma anche altri in maniera più flebile, pensa di andare a prendere soldi dalle banche, tanto i soldi loro ce l'hanno, come se li fabbricassimo in maniera ottocentesca, è una valutazione di scarsissima cultura economica perché i fattori sono collegati. Noi abbiamo bisogno di una politica fiscale verso i fattori produttivi che dia l'uguaglianza dei punti di partenza".

Nel mercato unico europeo, ha proseguito il numero uno dell’Abi:

"ci vogliono condizioni di partenza uguali. In questa gara fra economie dei singoli paesi appartenenti all'Unione europea, gli Stati che ridurranno la tassazione attireranno più capitali, avranno possibilità maggiori di investimenti e di creare posti di lavoro".

Secondo Patuelli, intervenuto questa mattina a un convegno sul sistema bancario, con l'unione bancaria europea ci saranno sì aggregazioni bancarie nel Vecchio continente ma non “un’ondata” come quella degli ultimi dieci anni. L’unione bancaria potrebbe essere una grossa opportunità per l'Italia, ma comporterà rischi altrettanto grandi che potrebbero portare il Paese a diventare il "Mezzogiorno d'Europa” se non verrà sanato in maniera efficace il "morbo" del debito pubblico e della politica fiscale, visto che il nostro è il debito più alto d’Europa, con costi elevatissimi collegati allo spread.

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