Milano, Forum delle Risorse Umane: la quarta edizione il 27 novembre

Comunicazione Italiana organizza la quarta edizione del Forum delle Risorse Umane, l'appuntamento è a Palazzo Mezzanotte.

Mercoledì 27 novembre a Milano, in Piazza Affari, nei locali di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa valori, si terrà la quarta edizione del Forum delle Risorse Umane. A farsi carico dell’iniziativa è Comunicazione Italiana, il primo Business Social Media italiano.

Il Forum sarà occasione di dibattito e confronto, a caccia di nuove soluzioni in grado di rispondere al meglio alle sfide di cambiamento del tessuto sociale ed economico del Belpaese.

L’obiettivo dell’incontro è quello di fare incontrare i talenti del futuro con le istituzioni politiche, economiche, scientifiche e sociali, il tutto in un’ottica di mutuo scambio di esperienze e idee che ha come fine ultimo quello di accrescere la competitività del sistema Italia.

Fabrizio Cataldi, che è il patron del Forum delle Risorse Umane nonché il fondatore di Comunicazione Italiana, spiega:

Gli obiettivi principali dell’edizione 2013 sono la ricerca di soluzioni condivise per rispondere alle sfide del cambiamento e dare un nuovo orizzonte di sviluppo sociale ed economico.

Il calendario degli incontri prevede speech introduttivi, main session, workshop verticali a tema specifico, focus sui recenti sviluppi nelle politiche delle risorse umane (in evidenza le best practice innovative di gestione hr) con qualcosa come 25 sessioni e 140 relatori.

Tra gli argomenti principali oggetto del Forum: Innovation, Knowledge Sharing, Recruiting, Leadership, Flexibility, Welfare, Talent, Skill e Development. Populis - digital media company tra quelle a maggiore crescita in Europa e leader europeo nella produzione di contenuti on demand - è media partner del Forum, nel panel INTERNET & DIGITAL: LA GESTIONE DELLE RISORSE UMANE NELLE DIGITAL COMPANIES.

Il programma completo, ancora da definire nei dettagli, lo trovate qui. La partecipazione è gratuita ma bisogna comunque registrarsi a questo link oppure inviando una e-mail a info@comunicazioneitaliana.it.

Come vedono la flessibilità candidati e aziende


In occasione della quarta edizione del Forum delle Risorse Umane, Infojobs.it - la principale realtà europea nel settore del recruiting online per offerte di lavoro, traffico internet e numero di cv in database - ha sentito oltre 2400 dei suoi utenti interrogandoli sulla flessibilità del posto lavoro.

In particolare ad aziende e dipendenti è stato chiesto, a un anno circa dall’entrata in vigore della riforma del lavoro, cos’è e cosa comporta la flessibilità in ambito lavorativo e professionale.

La flessibilità per i candidati - secondo il 38,8% degli intervistati la flessibilità è un’opportunità per ampliare il ventaglio delle proprie competenze lavorative; per il 15,9% è una sfida per un continuo miglioramento di se stessi, il 12,4% la vede come un impegno costante per una formazione continua. E veniamo alle opinioni negative: per il 16,4% dei candidati, la flessibilità è solo una fonte di ansia, per l’8,9% è un vincolo alla propria crescita professionale; il 7,6% degli intervistati si dice in difficoltà per i continui cambiamenti nel lavoro.

L’adattabilità al cambiamento per oltre il 43% del campione intervistato è essenziale per muoversi con successo in un mercato del lavoro flessibile. Nella classifica delle qualità irrinunciabili del lavoratore flessibile seguono l’apertura mentale (18,6%) e l’orientamento a un continuo aggiornamento professionale (11,6%).

In questo quadro è sempre più importante la capacità di gestire lo stress, qualità fondamentale del lavoratore moderno a detta dell’8,3% degli intervistati. Secondo l’indagine campionaria di Infojobs.it per i candidati intervistati il lavoro flessibile non significa solo precarietà (per il 36,3% l’impatto è solo sulle modalità contrattuali delle aziende a scapito dei lavoratori) ma ha dei vantaggi, quali la libera gestione del tempo (34,8%), la possibilità di portare avanti nello stesso periodo più di un progetto (30,6%), la valorizzazione delle doti personali in un’ottica di competitività (30,2%) e la possibilità di non essere vincolato a un dato luogo di lavoro (23,9%).

Le forme di cambiamento più apprezzate mese in atto dalle aziende, sono la Job Rotation (39%), cioè i cambiamenti periodici di ruolo che permettono di conoscere la realtà aziendale a tutto campo, e i corsi di formazione (34,7%).

La flessibilità per le aziende - Per il 34,48% degli imprenditori l’ultima riforma del lavoro anziché aiutare ha solo imposto nuovi vincoli nella gestione del personale anche se la percentuale delle aziende che guardano con favore al provvedimento che incentiva ad assumere i giovani under 30 è pari al 27,59%. Paradossalmente i titolari di impresa sono meno contenti dei lavoratori flessibili, e ciò troverebbe spiegazione nel fatto che la riforma non è chiara per il 79,31% degli imprenditori.

Sugli effetti della flessibilità sui profili professionali invece il 62,06% delle aziende la ritiene fonte di nuove prospettive, anche per la ricerca di figure professionali specifiche, contro un 37,93% convinto che non ci si può inventare professionisti da un giorno all’altro in ambiti lavorativi sconosciuti o quasi.

Le proposte delle aziende ai propri dipendenti per prepararli a una politica di flessibilità? Il 78,79% delle imprese dice di sottoporre i lavoratori ad attività di training on the job; il 48,8% di fare corsi di aggiornamento. Poco sperimentate le strategie di Job Rotation, usate dal 24,4% degli imprenditori, con il 42,42% degli intervistati che dichiara però di volerle implementare l’anno prossimo. Stessa cosa per il telelavoro (39,39%) e i periodi di formazione all’estero (18,18%).

Inoltre per il 52,63% del campione, il ruolo del direttore HR è ormai diventato di tipo strategico nella promozione del cambiamento. Per il 47,37% degli interpellati chi è a capo delle risorse umane è colui che si interfaccia con i vertici dell’azienda definendo insieme a loro le dinamiche di interazione con i dipendenti e quelle utili al cambiamento.

Rispetto all’analoga indagine di Infojobs.it dell’anno scorso i cambiamenti di percezione più rilevanti sono quelli relativi al dato di fiducia delle aziende nei confronti della riforma intesa come sostegno per una maggiore flessibilità nella gestione del personale: la percentuale è scesa di parecchio, di 16,06 punti, attestandosi al 17,24% contro il 33,3% del 2012.

Contestualmente cresce del 9,48% annuo, il numero di quanti credono che la riforma imponga solo nuovi vincoli alla gestione del personale (34,48% contro il 25% dell’anno scorso). Per i candidati le variazioni rispetto al 2012 sono meno rilevanti: calano del 6,6% gli intervistati convinti che lavoro flessibile significhi gestione autonoma del tempo (dal 41,4% al 34,8%) ma scende anche, del 19% circa, il numero di lavoratori per i quali la parola flessibilità si traduce con ansia, passando dal 27,2% del 2012 al 16,4% di quest'anno.

Il lavoro nell’era dei social network

L’indagine campionaria di Infojobs.it rivela anche come cambia nell’era del social network e dei dispositivi mobile la ricerca e l’offerta del lavoro, facendo emergere il profilo sempre più digital dei candidati. Il 96,2% di loro trova online il maggior numero di offerte coerenti al proprio profilo e ai criteri di ricerca. Gli strumenti utilizzati sono i portali di recruiting, metodo preferito dal 70,9% degli intervistati, seguiti dai siti delle aziende (11,2%), dalle applicazioni dedicate (7,7%) e, al quarto posto, dai social network che offrono contatti interessanti al 6,4% dei candidati. Ormai in via di estinzione gli affezionati dei giornali specializzati di ricerca lavoro (3,8%).

Curriculum vitae sempre aggiornato - Il 65,1% dei candidati considera di fondamentale importanza il continuo aggiornamento dei profili e dei cv online sui portali di recruiting, solo il 19,4% non la considera un’attività rilevante per trovare lavoro, convinti l’opportunità principale sia quella che si gioca durante il colloquio vero e proprio.

Quanti hanno trovato lavoro rispondendo ad annunci pubblicati in rete nell’ultimo anno? Il 32,2% degli intervistati, non pochi vista la recessione che ancora attanaglia l’Italia. Tra questi il 5,2% dice di aver colto l’opportunità di lavoro proprio dai social network. Il 38,7% degli intervistati sta attento a quel che pubblica, credendo che i profili personali sui social vengano esaminati con cura da chi fa la selezione per conto dell’azienda. Il 16% del campione dice di voler rendere partecipe delle proprie competenze la rete di amici. Di contro il 35,4% non considera utile frequentare i social network per fini professionali e il 45% li usa solo per la sfera privata.

Considerando il 6,4% dei candidati che usa i social per la ricerca del lavoro, sono 5 i canali ritenuti più utili:


    LinkedIn (38%)
    Facebook (37,2%)
    Twitter (10,3%)
    Blog personale (9%)
    Instagram (3,1%)

Aziende e recruiting via social - Il 76,9% del campione delle aziende intervistate non ha mai assunto nessuno basandosi solo sui social network, ma c’è un 23,1% che dichiara di averlo fatto. I profili social dei candidati servono per farsi una prima idea della persona, è così per il 46,2% degli addetti alla selezione, per raccogliere informazioni utili per la scelta dei candidati (15,4%) o per semplice curiosità (7,7%). Per un 30% dei responsabili HR tali profili dovrebbero invece rimanere privati.


La web reputation non funziona però solo in un senso: influisce sui selezionatori ma soprattutto sulle scelte dei candidati. Il 73% di quest'ultimi afferma di eseguire ricerche online approfondite relative all’azienda prima di candidarsi per quelle offerte di lavoro, a partire dal sito istituzionale (47,2%), dal prestigio del marchio (42,5%) e dai profili online dedicati alla ricerca del personale (38,2%).

Come si migliora la reputazione aziendale? le strategie di Employer Branding, per evidenziare internamente ed esternamente la qualità del proprio brand come luogo di lavoro, sono oggi praticate con convinzione solo dal 30,8% delle aziende, il restante 69,3% è diviso tra chi non può farlo per ragioni economiche (46,2%) e chi non le ritiene utili (23,1%).

Come sono cambiate le HR? - Il 69,3% dei responsabili delle risorse umane conferma i cambiamenti delle competenze necessarie per far funzionare al meglio il dipartimento. Secondo il 30,8% dei selezionatori bisogna conoscere le funzionalità dei social per una ricerca efficace e analizzare le dinamiche social dei candidati (38,5%).

Il nocciolo duro qui è rappresentato dal 30,8% dei selezionatori intervistati il quale crede che il proprio compito sia sempre quello di conoscere a fondo il candidato in sede di colloquio. In ogni caso l’indagine campionaria di Infojobs incorona il web come canale privilegiato per la ricerca di personale, essendo prediletto dal 61,5% delle aziende, principalmente attraverso i siti di recruiting, utilizzati dal 53,8% del campione.

Quali sono i dispositivi più utilizzati per la ricerca di lavoro sul web? Il 32,3% degli intervistati usa lo smartphone, sia per la navigazione classica (22,8%) che per le applicazioni dedicate (17,4%); il 12,1% saltuariamente accede a offerte condivise sui social dai propri contatti. Il dispositivo preferito rimane sempre però il caro vecchio personal computer, scelto dal 67,7% dei candidati, mentre il 25,9% dice di dividersi tra pc, smartphone, notebook e tablet.

Le aziende invece cercano di stare al passo assecondando il trend mobile: lo fa il 46,2%, attrezzandosi di contenuti HR ottimizzati per il settore mobile (7,7%) o lavorando a contenuti specifici (38,5%) per i propri siti istituzionali.

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