Banche italiane promosse, Fmi: solide e in grado di assorbire le difficoltà

Sulle imprese medio piccole pesano invece "fragilità" e "alte insolvenze".

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Il Fondo monetario internazionale scommette sulla solidità patrimoniale di banche e famiglie italiane. E se per gli istituti bancari del Belpaese si può parlare di promozione da parte dell’organizzazione con sede a Washington, a preoccupare di più è invece lo stato delle imprese, specie quelle medio piccole, viste le condizioni di "fragilità" e i livelli "già elevati" di insolvenze registrati. Bisogna perciò:

"proseguire con forti azioni politiche, per mitigare l'impatto di queste fragilità".

Il Fmi ha pubblicato nel pomeriggio di ieri le note tecniche dettagliate relative all'analisi approfondita sul sistema finanziario (Financial System Stability Assessmenta) uscita lo scorso 27 settembre. Nessuna novità di rilievo nelle note ma vengono ribadite le valutazioni sulla tenuta del settore.

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Le banche della penisola sono considerate in grado di "incassare" le difficoltà attuali, quelle potenziali e pure quelle future in un contesto ipotizzato in peggioramento:

“Gli stress test di solvibilità hanno mostrato che il sistema bancario italiano è in grado di assorbire sia il contesto attuale di debolezza economica, sia uno scenario di una protratta crescita a rilento".

Nonostante il sistema finanziario italiano sia in una fase di recessione grave e prolungata, la più lunga dal dopoguerra, sul mercato interno come in Europa, le simulazioni fatte su uno scenario ipotetico di difficoltà maggiori dimostrano che se:

"lo stress potenziale sulle banche potrebbe essere rilevante, sarebbe sostanzialmente assorbito dai loro margini patrimoniali e dalla disponibilità di liquidità della Bce".

La fonte di rischio principale per le banche arriva dall'alto debito sovrano italiano. Quasi un terzo delle imprese italiane detiene metà del debito verso gli istituti di credito e presenta una copertura degli interessi a livelli ritenuti vulnerabili.

Tutto questo mentre le banche mondiali hanno ridotto la propria esposizione verso l'Italia, calata del 50% fra il primo trimestre 2008 e il quarto trimestre del 2012. Per le famiglie grazie al debito basso, i rischi sono “mitigati” dal patrimonio netto che rimane considerevole, anche se il calo dei redditi è stato consistente. La situazione è invece critica per i giovani e per chi ha redditi bassi: a loro disposizione infatti una quota sempre più bassa della ricchezza. ";}}

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