Saldi 2014: 10 regole d’oro per risparmiare con sconti e promozioni

La comparazione dei prezzi, la conservazione degli scontrini, la possibilità di provare e cambiare la merce. Il decalogo per fare dei buoni affari nell’epoca dei saldi

Da domani, giovedì 2 gennaio 2014, inizia, in tutta Italia, la stagione dei saldi che, finora, ha avuto un ristretto anticipo nelle zone della Sardegna colpite dall’alluvione. La frenesia dell’acquisto a prezzi scontati può spingere a commettere alcuni passi falsi. Ecco un breve decalogo che i consumatori possono seguire per evitare gli sbagli più frequenti e fare davvero dei buoni affari.

1. Utilità del prodotto. Quello che voglio comprare mi serve davvero o mi sono fatto solamente attirare dal fatto che costa meno? È molto probabile che se mi faccio tentare da qualcosa che non era in programma prima di uscire di casa, quel qualcosa non mi sia necessario. In questi casi, il rischio è che siano i saldi a sfruttare me e non il contrario.
2. La comparazione dei prezzi. Se si è veramente interessati a un prodotto e si ha tempo, può essere utile comparare il prezzo di diversi negozi, facendo la stessa operazione anche nella dimensione temporale, prima e dopo l’inizio dei saldi. Fermo restando che su tutti i prodotti in vendita devono essere segnalati, per legge, il prezzo originario, il prezzo di vendita in saldo e la percentuale di sconto.
3. Diffidare delle percentuali molto elevate. Nessun negoziante beneficia di ricarichi superiori al 50%, quindi, dietro percentuali molto elevate di sconto, potrebbero nascondersi merci invendute in precedenti stock oppure i negozianti potrebbero avere maggiorato il prezzo base del prodotto in maniera fraudolenta.
4. La soglia psicologica. Diffidate di chi abbonda con i nove. Il trucco della soglia psicologica è vecchio, ma molti consumatori ci abboccano. Un paio di jeans a 99,90 euro ne costa 100, ma quei 10 centesimi in meno lo mantengono all’interno della soglia psicologica della doppia cifra. Lo sanno tutti, ma qualcuno ci casca sempre.
5. L’importanza dell’etichetta. I capi d’abbigliamento (che rappresentano la fetta più consistente della spesa dei saldi) non vanno solamente provati in camerino. Occorre leggere le etichette, capire quali tessuti o materiali sono stati utilizzati, perché in gioco non c’è solo il risparmio, ma il ciclo di vita del prodotto e persino la salute, visto che molti capi d’abbigliamento provenienti dall’Estremo oriente vengono trattati con pesticidi e antimuffe che possono generare allergie ed eruzioni cutanee a contatto con la pelle.
6. Informazione preventiva. Informatevi sul web, fate delle ricerche su Internet, nei forum, fate qualche sondaggio fra amici o parenti per capire se un determinato marchio, negoziante o prodotto vi garantiscono di trovare quello che state veramente cercando.
7. Pagate come volete. Potrebbe accadere che i negozianti vi dicano che per i saldi il pagamento deve avvenire in contanti. Non è così. Siete voi che pagate e siete voi a decidere se pagare con denaro liquido, bancomat o carta di credito.
8. La merce può essere cambiata. I negozianti che affermano che la merce non può essere cambiata mentono o sono male informati. A riguardo ci sono regole ben precise che difendono l’acquirente in caso di malfunzionamento, di difetti ed imperfezioni e di promozione ingannevole (qualora la merce non corrisponda a quanto propagandato). Regole che valgono 365 giorni l’anno e, dunque, anche nel periodo dei saldi.
9. La merce può essere provata. Fatta eccezione per i capi di biancheria intima, gli acquirenti hanno il diritto di provare i capi d’abbigliamento prima dell’acquisto. Siete sicuri al 100% del vostro numero di scarpe o della vostra taglia di pantaloni? Provate lo stesso il prodotto che volete acquistare, anche perché, dopo le feste natalizie, capita spesso che il girovita diventi più largo…
10. Lo scontrino è denaro. Tenete lo scontrino e non solo all’uscita del negozio, tenetelo fino al momento in cui avrete verificato l’integrità e la funzionalità del prodotto. Lo scontrino è, infatti, la prova di acquisto che obbliga il negoziante a sostituire la merce difettosa o “non conforme” anche contrariamente ai cartelli (svianti) che affermano come i capi in svendita non si possano cambiare.

Foto © Getty Images

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