Job act, Giovannini contro Renzi: “Costa troppo”

Il titolare del dicastero del lavoro su Radio 1: "molte proposte del Job act di Renzi, prevedono investimenti consistenti".

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Al ministro del Welfare Enrico Giovannini il Job act predisposto dal segretario Pd Matteo Renzi non piace, lo considera troppo costoso, non realizzabile insomma. Certo usare la sola leva fiscale (poco e male) è molto più conveniente per le casse dello Stato, ma non è certo così che si aggredisce una disoccupazione che ha battuto ogni record negativo, per arrivare ai livelli del 1977.

Giovannini, intervenendo a "Prima di tutto" su Radio 1 stamattina ha sostenuto che molte proposte del Job act di Renzi, prevedono investimenti consistenti:

“la proposta di Renzi sulla natura dei contratti e le tutele ad essi collegati non è nuova, ma va dettagliata meglio Nel passato vi sono state due proposte contrapposte: una dei professori Boeri e Garibaldi, nella quale l'azienda può più facilmente interrompere un rapporto di lavoro all'inizio attraverso un indennizzo monetario, per poi invece con il passare degli anni lavorati tornare per il lavoratore a una situazione standard, quella protetta dall'articolo 18; una proposta invece del professore Ichino in cui l'articolo 18 entra in campo solo dopo molti anni. Quindi bisogna capire di cosa si sta parlando".

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Per il ministro:

"noi adesso abbiamo ogni trimestre circa 400 mila assunzioni a tempo indeterminato e circa 1 milione e 6 a tempo determinato. Allora riuscire a trasformare contratti precari in contratti di più lunga durata è un obiettivo assolutamente condivisibile, che però in un momento di grande incertezza come questo molte imprese siano disponibili ad andare in questa direzione è un fatto fa verificare. C'è poi da dire che molte delle proposte presentate da Renzi in questa lista prevedono investimenti consistenti".

Ma cosa prevede il Job act del neo segretario del Pd? Si parte dalla presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda, semplificandole, tutte le regole oggi esistenti e che sia ben chiaro anche all'estero. Secondo il segretario Pd vanno riviste tutte le norme in materia di lavoro perciò va contemplata anche la:

"riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti".

E ancora un assegno universale per chi perde il posto di lavoro:

“anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l'obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro".

Renzi spinge poi per l’obbligo di rendicontazione ex post e online per ogni voce dei soldi spesi per la formazione professionale finanziata con fondi pubblici, anche se il presupposto dell'erogazione deve essere la richiesta effettiva da parte delle imprese. Il leader del Pd vuole inoltre criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione, con cancellazione dagli elenchi abilitanti per quelle che non rispettano determinati standard.

Il segretario propone poi l’istituzione di un'Agenzia unica federale che coordini i centri per l'impiego, la formazione, l'erogazione degli ammortizzatori sociali e una legge sulla rappresentatività sindacale e sulla presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei cda delle grandi imprese.

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