Cisl: oltre 200mila posti di lavoro a rischio

L'unità di crisi presso il ministero dello sviluppo economico, del traballante Ministro Zanonato (dato in uscita in caso di rimpasto), ha 159 tavoli di confronto aperti per crisi aziendali.

Più di 200mila lavoratori rischiano di perdere il proprio posto da qui a breve. A diffondere il dato è l'osservatorio della Cisl:

"Da una nostra elaborazione sui dati Inps, che tiene conto del tiraggio verificatosi nel 2012 e che esclude le persone collocate in cassa integrazione ordinaria, considerando quindi i soli lavoratori equivalenti coinvolti in cassa straordinaria e in deroga che possono più facilmente preludere ad una perdita del posto di lavoro, i lavoratori equivalenti a rischio di perdita del lavoro sono 208.283".

Si tratterebbe di un numero in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (seppur sempre pericolosamente alto) ma è in realtà è più elevato se si considera che una parte dei lavoratori in cassa integrazione ha un contratto part-time e che la cig non è sempre a zero ore.

A inizio 2014 l'unità di crisi presso il ministero dello sviluppo economico ha 159 tavoli di confronto aperti per crisi aziendali, che coinvolgono qualcosa come 120mila lavoratori. Il numero di esuberi è pari in media al 15% dei lavoratori delle imprese: 18 di queste hanno dichiarato la cessazione dell’attività (per 2.300 dipendenti coinvolti) mentre nel 2013 la Cisl informa che sono stati sottoscritti 62 accordi che hanno consentito di evitare altre 12.000 riduzioni di organico.

L’osservatorio lancia poi l’allarme sulla cassa integrazione che nel 2013 ha superato di nuovo il miliardo di ore autorizzate senza accenno alcuno a un'inversione del trend. Ma:

"quel che è ancora più preoccupante è che si è accentuato il passaggio da cassa integrazione a disoccupazione".

Nei primi 11 mesi dell'anno scorso secondo i calcoli del sindacato c’è stato un aumento del 32,5% delle domande di disoccupazione (l’Aspi) e di mobilità rispetto allo stesso periodo del 2012 con una netta concentrazione della ore autorizzate in Lombardia (23,4%), Piemonte (12%) e Veneto (10,1%).

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