Pubblica Amministrazione, cresce il doppio lavoro in nero: la denuncia della Guardia di Finanza

Tra i tanti capitoli di questo rapporto annuale ce n’è uno, allarmante, che riguarda proprio l’aumento del doppio lavoro nella PA.

Giovani disoccupati in cerca di lavoro

La crisi che sta investendo il nostro Paese ormai da tempo ha, tra le tante spiacevoli conseguenze, anche quella dell’aumento del numero di cittadini che ricorre alla doppio lavoro, quasi sempre in nero. E’ quanto emerge dal rapporto annuale della Guardia di Finanza agli sprechi della pubblica amministrazione.

Tra i tanti capitoli di questo rapporto ce n’è uno, allarmante, che riguarda proprio l’aumento del doppio lavoro, capace di provocare un danno allo Stato Italiano da 8 milioni di euro.

Si parla in particolare, scrive oggi il Corriere della Sera, di

Professori e ricercatori universitari che accettano consulenze oppure ottengono incarichi in società private. Alti funzionari di enti pubblici che svolgono attività in concorrenza o in conflitto con i compiti assegnati loro dallo Stato. Enti locali, motorizzazione civile, Agenzia delle Entrate, Asl: sono migliaia i dipendenti con il «doppio lavoro». Dirigenti o semplici impiegati che, spesso in orario d’ufficio, sono altrove e percepiscono compensi «in nero».

Il dato è allarmante: su 1.346 verifiche effettuate negli enti pubblici sono stati scoperti ben 1.704 impiegati con un secondo lavoro, nella maggior parte dei casi retribuito “in nero”. Tanti i casi emersi dalle indagini, alcuni più eclatanti di altri.

Nella lista c’è un dirigente tecnico di svariati Comuni che faceva l’ingegnere per alcune imprese edili percependo oltre 200mila euro, esattamente come un suo collega impiegato in una Regione che però di euro ne ha presi 600mila. E poi un funzionario della Motorizzazione che effettuava perizie per i privati e un dirigente dell’Agenzia delle Entrate che aveva aperto uno studio da commercialista assistendo clienti che spesso avevano bisogno proprio per le contestazione di evasione fiscale, infermieri delle Asl che in realtà lavoravano in cliniche private.

Si tratta di vere e proprie truffe che vanno bel al di là del semplice “arrotondare per arrivare alla fine del mese”. Questi sono stipendi veri e propri, in molti casi anche più alti della media nazionale, che, tra le altre cose, vengono sottratti ai tanti disoccupati, specializzati e non solo, in cerca di impiego.

Le sanzioni amministrative in seguito alle verifiche effettuate, lo precisa la Guardia di Finanza, ammontano a oltre 21 milioni di euro.

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