Apprendistato: nuove norme. Cosa cambia?

L'obiettivo è rendere l'apprendistato più attraente per i datori di lavoro. Tutte le novità.

Sulla revisione dell'apprendistato voluta dal governo Renzi si procede a colpi di decreto legge. La riforma dei contratti di inserimento e formazione per i giovani con meno di 29 anni prevede lo snellimento delle procedure burocratiche per i datori di lavoro.

Ma cosa cambia in concreto con le nuove norme introdotte dall'esecutivo? La precedente riforma, quella targata Fornero (l'ex ministra del Welfare del governo Monti), obbligava gli imprenditori che volevano assumere con questa formula a stilare per iscritto non solo, com'è ovvio, il contratto ma l'intero piano di formazione professionale del nuovo apprendista.

Ora quest'obbligo viene tolto in modo che i datori di lavoro siano più propensi ad assumere con l'apprendistato senza essere legati a troppi lacci e lacciuoli burocratici. A tal fine sono stati eliminati altri vincoli in capo alle imprese. Innanzitutto quello che stabiliva di integrare la formazione professionale fatta all'interno dell'azienda con quella fatta presso enti pubblici, soprattutto le Regioni, sempre in affanno nei programmi di training professionale.

Via anche la norma che vincolava l’assunzione di giovani under 29 con contratto d'apprendistato alla conferma in servizio, dopo il periodo di formazione, di altri apprendisti assunti in precedenza.

Nel decreto approvato nel Consiglio dei ministri di mercoledì scorso è previsto anche un taglio alla retribuzione dell’apprendista, nelle ore lavorative dedicate alla formazione: queste saranno retribuite in misura pari al 35% di quanto stabilisce il contratto nazionale di categoria per i dipendenti già inquadrati con lo stesso livello.

Apprendistato

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