Il fondo per le imprese sociali del governo Renzi

Per rilanciare l'economia e l'occupazione il governo Renzi non sembra intenzionato a trascurare il terzo settore. Il fondo da 500 milioni, operativo da giugno 2014, e la riforma delle norme sull'impresa sociale.

Tra le misure, ma in questo caso sarebbe meglio parlare di dichiarazioni d’intento, licenziate dal governo Renzi nel Consiglio dei ministri del 12 marzo scorso è prevista anche un’iniezione di liquidità per il terzo settore, per le imprese sociali. Lo stesso Presidente del Consiglio dopo il Cdm ha definito le imprese del terzo settore “indispensabile risorsa” da sfruttare anche per la creazione di nuovi posti di lavoro.

Per dirla con le parole di Matteo Renzi:


“Dal primo giugno ci saranno 500 milioni di fondo per le imprese sociali, per chi vuole creare imprese sociali. È una misura che caratterizza questo governo, sono grato a chi dal terzo settore me lo ha suggerito, il terzo settore, che poi è il primo e va incoraggiato".

Un fondo per non toccare il fondo, come sintetizzato dal cartello-slogan di Palazzo Chigi in conferenza stampa, che aprirà i cordoni della borsa dal 1° giugno 2014. Diciamo subito che da parte del governo sembra esserci una discreta attenzione per il terzo settore, e con un ministro del Lavoro ex presidente nazionale di Legacoop si può bene sperare se non altro in una non sottovalutazione delle potenzialità, anche occupazionali, del variegato mondo delle imprese sociali.

Per ora non si sa né come il fondo concretamente opererà - con quali strumenti finanziari e se sarà in grado di attirare altri fondi privati - né chi potrà accedere ai finanziamenti. Né è chiaro in dettaglio quali saranno le coperture. Ma non a caso in pentola bolle la riforma dell’impresa sociale. È in via di definizione un disegno di legge che modifichi, superandola, la normativa precedente, cioè la Legge n. 155/2006, considerata troppo stringente per le nuove prospettive di mercato.

L'iniziativa è del sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, ex presidente delle Acli. La strada scelta è quello di un modello ibrido tra profit e non profit, per estendere ad esempio anche alle imprese sociali il regime fiscale delle onlus e/o i benefici oggi riconosciuti all'innovatività delle start up. Previste nel ddl, pronto la prossima settimana, anche l’obbligatorietà dello status di impresa sociale, se sussistono le caratteristiche, e la possibilità di remunerare il capitale, non speculativamente, per attirare nuovi investitori.

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